“Rapporto annuale sui Consumi dei prodotti surgelati”: crescono i consumi dei cibi “sotto zero” - InformaCibo

“Rapporto annuale sui Consumi dei prodotti surgelati”: crescono i consumi dei cibi “sotto zero”

di Informacibo

Ultima Modifica: 25/10/2017

Dopo cinque anni di consumi alimentari scanditi dal segno “meno”, nel 2017 la crisi sembra, finalmente, alle spalle e il carrello della spesa degli italiani torna a riempirsi (+2,5% nei primi 6 mesi dell’anno). A contribuire alla ripresa anche il settore dei prodotti surgelati che, da gennaio ad agosto di quest’anno, ha registrato nel solo canale Retail un incremento dei consumi superiore anche alla crescita del settore alimentare, con un positivo +2,9%, dopo un 2016 sostanzialmente “flat” (+0,1%). Nel dettaglio, sono state 328.149 le tonnellate di alimenti surgelati acquistate nei primi 8 mesi dell’anno, con picchi tra i vegetali (+4,1%), l’ittico (+4,4%), le pizze e gli snack (+4,5%). Sono questi in sintesi i principali dati del “Rapporto sui Consumi dei prodotti surgelati”, realizzato dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati, che ha fatto il punto sull’andamento del comparto in Italia nel 2016 e nei primi 8 mesi del 2017(www.istitutosurgelati.it).

Dalla fotografia scattata da IIAS, i surgelati sembrano aver conquistato un ruolo centrale nelle scelte di consumo dei nostri connazionali, che li identificano come autentici interpreti della modernità alimentare.
Ma è già nel 2016 che il settore dei prodotti surgelati ha visto arrestarsi il trend di decrescita che aveva caratterizzato gli anni precedenti, con un volume complessivo di 824.500 tonnellate di prodotti venduti (tra retail e food service, i consumi sono stati sostanzialmente stabili a +0,1% rispetto al 2015).

“Già nel 2016 il settore dei surgelati aveva segnato un andamento migliore rispetto a quello dell’alimentare in generale, che si era fermato a un -0,5%. Nei primi mesi di quest’anno le cose stanno andando ancora meglio e la tenuta positiva del comparto – afferma Vittorio GagliardiPresidente dell’IIAS – che è stata costante anche durante i precedenti anni di profonda crisi economica, ha fatto di questi prodotti non più degli alimenti ‘emergenziali’, ma dei veri coprotagonisti della dieta degli italiani. Questo, sicuramente, grazie alla capacità di innovare tipica di questo settore, che ogni anno – in media – fa contare un 30% in più di nuovi prodotti sul mercato. Ma anche grazie alla qualità organolettica dei prodotti, alla disponibilità in ogni stagione, alla velocità di preparazione, alla valenze nutrizionali, a una etichettatura precisa e trasparente, nonché a una lunga durata nel freezer di casa: plus che ne fanno prodotti ideali per la dieta di tutti i giorni”.

A trainare la crescita sono stati i prodotti vegetali (136.789 tonnellate), gli ittici (61.958 tonnellate), le pizze e gli snack (49.788 tonnellate). In questo contesto, merita una menzione speciale la crescita delle vendite a domicilio, che nel comparto alimentare in generale hanno chiuso il 2016 con un +3,3%. Nel settore dei surgelati, in particolare, il mercato del “porta a porta” ha segnato una crescita su base annua di circa l’1,5%: le categorie più performanti rimangono quelle della pizza, del pesce e dei vegetali, che hanno contribuito in maniera consistente a questo sviluppo, grazie all’offerta di prodotti di ottima qualità e contraddistinti da un altissimo contenuto di “servizio”.

Andando nel dettaglio, si scopre che il segmento dei vegetali resta uno tra i più amati dai consumatori: nel 2016 ne sono state consumate complessivamente, tra retail e food service, 395.500 tonnellate (+0,6% vs. 2015), mentre nei primi 8 mesi del 2017, complice anche l’esplosione di nuove tendenze alimentari come il biologico o il forte incremento di vegetariani e vegani, la crescita di richiesta di verdure, nel solo canale Retail, ha già toccato quota +4,1% (con un rimarchevole +7,8% per le zuppe e i minestroni ricettati). Non da meno risultano le performance del settore ittico: 108.000 le tonnellate consumate in totale nel 2016 e ben 61.958 quelle acquistate da gennaio ad agosto 2017 nel solo Retail, con una crescita del +4,4%. A riprova della sempre più accentuata propensione degli italiani a ridurre il consumo di carne (soprattutto nelle preparazioni surgelate), prediligendo spesso il pesce – al naturale, panato, pastellato, in bastoncini – apprezzato per la valenza nutrizionale, la leggerezza e la sicurezza garantita dalla massima trasparenza in etichetta.

Anche pizze e snack mostrano segnali molto positivi, confermandosi una vera alternativa al pasto principale. Circa 89.600 sono state le tonnellate consumate, tra retail e food service, nel 2016 (+4,2% rispetto al 2015), in crescita anche in questo 2017 (+4,6% nel solo retail). Un dato positivo che si spiega anche grazie alle importanti innovazioni introdotte: dal “gusto” (dalle farciture agli impasti, tra cui quello gluten free) al formato (non più solo pizze tonde e quadrate, ma anche rettangolari e calzoni). In controtendenza, invece, il settore delle patate (fritte ed elaborate, che rappresentano il 17% del totale dei surgelati), che registra una decrescita del -1,2% rispetto all’anno precedente, così come i prodotti a base di carne (-6% circa per la carne rossa e -6,5% per quella bianca) e le paste semilavorate (-22,2% nei primi 8 mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016).

Menzione speciale va al settore dei piatti ricettati che, dopo anni di continua decrescita, si è finalmente stabilizzato, iniziando ad avanzare cautamente. Nel 2016, sono state 44.650 le tonnellate acquistate complessivamente in questo segmento; nei primi 8 mesi del 2017, ne sono state consumate già 20.060 nel solo canale Retail, con una lieve crescita del +0,5% e senz’altro le aziende continueranno a spingere sull’innovazione tecnologica, allargando l’offerta delle “meal solution” e arricchendola anche con gamme ispirate a nuovi sapori, come ad esempio quelli etnici, sempre più richiesti. Infine, nel 2017, a crescere sono anche dessert (+4,5% vs. 2016) e frutta surgelata (+27,1% vs. 2016).

Che il sodalizio tra italiani e surgelati si sia ormai rafforzato e consolidato lo confermano anche i dati Nielsen, secondo i quali più della metà degli italiani identifica i surgelati come veri prodotti “freschi”, perché mantengono al meglio il valore nutritivo e le proprietà organolettiche nel tempo. 1 italiano su 3 li predilige per il risparmio di tempo e di sforzi in cucina, mentre circa il 10% ne apprezza l’aspetto più ecologico: il surgelato è visto, insomma, come vero “cibo anti-spreco”, perché un consumo frequente di questi prodotti può abbattere del 47% gli sprechi alimentari (che nel 42% dei casi si verificano a livello domestico). Eppure, in questo contesto i surgelati vengono anche premiati per la loro capacità di rispondere ai mutati stili di vita dei consumatori. Laddove compaiono nuovi trend alimentari, dal “bio” al “veg”, fino ad arrivare ai “senza” – glutine, lattosio, ecc. – ecco che gli alimenti surgelati sono apparsi da subito i giusti interpreti di questa nuova tendenza alimentare.

“I prodotti surgelati sono stati premiati, sicuramente, per la capacità di innovare, ma anche perché i nuovi trend alimentari emersi – spiega Gagliardi – portano verso quei segmenti merceologici in cui questi alimenti sono molto forti, potendo far leva pure sul binomio “qualità/ facilità e rapidità di consumo”. Di fatto, gli italiani vedono ormai nei surgelati la risposta migliore alle loro domande di innovazione, sicurezza, varietà, lotta allo spreco e risparmio di tempo, avendo ampiamente sfatato i “falsi miti” intorno a questi alimenti, un tempo considerati non propriamente economici e meno nutrienti rispetto ai freschi.
 

Focus: nuovi trend alimentari nel freezer

La relazione tra cibo e salute è ormai assodata e imprescindibile per i consumatori: il 78% della popolazione (8 italiani su 10 circa) ritiene che di tutte le cose che si possono fare per mantenersi in buona salute, la più importante sia una corretta alimentazione (Ipsos Global Trends 2016). Ecco allora prendere piede nuovi regimi alimentari: i vegetariani sono in crescita (circa 5% della popolazione) così come i seguaci del “senza” (lattosio, glutine, etc.); aumentano coloro che dichiarano allergie o intolleranze a vari prodotti/ingredienti (32%); cresce il cluster dei flexitariani, ossia di coloro che sono orientati a sostituire le proteine animali con quelle vegetali (circa il 20%) e negli scaffali della grande distribuzione è un continuo fiorire di linee “bio”, per le quali gli italiani nutrono una vera e propria passione (primi in Europa, con un’incidenza pari al 40% dei consumatori).

Insomma, un piccolo “popolo” in continuo sviluppo, al quale l’industria alimentare guarda con interesse già da diversi anni. E i dati di vendite del 2017 lo confermano: il bio è cresciuto del +16,1%; il senza glutine ha segnato un +16,8%; +3,1% per il senza lattosio e per i superfood, come zenzero, goji o avocado, la crescita è stata pari al +8% (dati Nielsen, vendite a valore, primo semestre 2017). Specialità a base di soia, tofu o verdure, dedicate a chi segue una dieta vegetariana o vegana, ma anche a chi sceglie di ridurre il consumo di carne o vuole semplicemente provare un’alimentazione diversa dal solito; nuovi “piatti pronti” senza glutine o senza lattosio, dedicate a chi soffre di intolleranze alimentari, ma non vuole rinunciare a cibi buoni e gustosi. Gli italiani, insomma, vedono oggi nei surgelati la risposta migliore alle loro domande di innovazione, sicurezza, varietà, lotta allo spreco e risparmio di tempo.

Secondo un’indagine Ipsos, a guidare le scelte del consumatore resta “la qualità” il primo driver nelle scelte d’acquisto, insieme al prezzo; a seguire, le materie prime utilizzate e la fiducia verso il paese di provenienza (44%). Il bisogno di rassicurazione dei consumatori si sposa con la ricerca della qualità e sfocia nel valore del “locale”: il 70% degli italiani dichiara di prediligere prodotti di provenienza locale; il 56% ritiene che “alta qualità” faccia rima con “regionalità”. Si intravede, dunque, in tendenza un ulteriore incremento della sinergia tra surgelati e alimentazione sana. La stessa indagine sottolinea poi come per 1 italiano su 2 (51%), i prodotti surgelati aumenteranno ancora di più il loro peso nel carrello della spesa, nei prossimi 5 anni: sia quelli pronti al consumo (per il 35% del campione) sia quelli pronti per la cottura (per il 28%), in parallelo con lo sviluppo dei prodotti biologici/vegani (39% degli intervistati). Ed in effetti, anche in Europa, secondo una ricerca Mintel, la crescita più rilevante nei prodotti surgelati si registra nell’ambito dei claims ‘salutisti’ (+24% “vegetariano”; +15% “senza glutine”; +5% “senza alcun additivo aggiunto”, etc…). È dunque logico ipotizzare che, in ambito alimentare, il vero trend del futuro sarà la creazione di prodotti di qualità, sempre più in grado di coniugare gusto e salute, sia dell’uomo che dell’ambiente.
 

Focus: Verità, “falsi miti” e consigli dal mondo dei surgelati

I prodotti surgelati sono paragonabili ai prodotti “freschi”
Contrariamente a quanto molti pensano, il mercato dei surgelati è in grado di offrire ai consumatori prodotti paragonabili ai “freschi”, proprio perché passano solo poche ore dal momento della raccolta a quello della surgelazione degli alimenti. È dunque errata la convinzione secondo cui le proprietà nutritive dei cibi, con la surgelazione, si deteriorino: i prodotti surgelati conservano al meglio non solo le caratteristiche organolettiche e nutrizionali (vitamine, proteine e carboidrati), ma anche la stessa struttura e il sapore dei prodotti “freschi” originali, fino alla data di scadenza dei prodotti stessi, garantendo una qualità e salubrità costante, assicurata dalle impeccabili metodologie produttive adottate dalle aziende. Altrettanto sbagliata, infine, la credenza in base alla quale le verdure surgelate abbiano un colore brillante perché piene di coloranti. Questo avviene semplicemente perché, prima della surgelazione, gli ortaggi vengono sottoposti, in alcuni casi, ad un adeguato trattamento termico (blanching), necessario per disattivare gli enzimi che ne potrebbero causare il deterioramento ed è così che si fissa il colore naturale, che risulta ancora più brillante.

I prodotti surgelati riducono gli sprechi alimentari e fanno bene all’ambiente
Gli sprechi alimentari avvengono, purtroppo, lungo tutta la filiera del cibo: dalla prima trasformazione industriale alla distribuzione, per finire alla vendita e al consumo domestico. Molte ricerche concordano sul fatto che l’uso dei surgelati possa contribuire al contenimento degli sprechi e, quindi, ad un marcato risparmio familiare, nonché a conseguenze positive per tutto il pianeta. I motivi sono molto semplici: la lunga durata di conservazione dei surgelati, che permette di utilizzarli prima che si deteriorino; un maggior controllo nelle porzioni e nelle quantità; pochi scarti in casa: si consuma tutto ciò che si acquista e diventa più facile fare anche la raccolta differenziata dei rifiuti; minor consumo di acqua in casa: tutti gli ortaggi sono già lavati e puliti; e minor spreco di risorse energetiche per la cottura dei cibi.

I prodotti surgelati sono sicuri, perché dettagliatamente regolamentati
La catena dei controlli parte dalle singole materie prime utilizzate, che devono essere sane, di alta qualità, in buone condizioni igieniche, in stato di necessaria freschezza e non devono contenere residui o contaminanti che abbiano rilevanza per la sicurezza sanitaria del prodotto nel quale verranno impiegate. I produttori controllano, quindi, sia l’origine che l’intero processo di produzione di ogni alimento surgelato e non mancano norme stringenti anche riguardo ai banchi frigoriferi all’interno dei punti di vendita (termometro ben visibile e controllabile a una temperatura mai superiore ai -18°C; prodotti in confezioni originali chiuse e integre, …).

I prodotti surgelati consentono un risparmio economico ai consumatori
Spesso si è indotti a ritenere i prodotti surgelati più costosi di quelli “freschi”, ma a conti fatti non è sempre così. Innanzitutto, perché i prodotti surgelati vengono raccolti/pescati e poi lavorati nei momenti più “convenienti” e nelle stagioni “giuste”, anche dal punto di vista economico, e pertanto non risentono dell’aumento dei prezzi che si riflette sulle materie prime fresche durante l’anno. In un certo senso, anche i prezzi dei prodotti risultano così “surgelati”, senza brutte sorprese. Con il surgelato, inoltre, si mangia il 100% di ciò che si acquista, lasciando alle aziende, e non nella propria cucina, spine, viscere, squame, bucce e scarti di ogni genere. Di fatto, i consumatori mettono in tavola solo la parte “buona e pulita” di ogni prodotto, con un buon risparmio per le loro tasche.

Al ristorante, i prodotti con l’asterisco non sono una scelta di ripiego
Si pensa erroneamente che i ristoratori utilizzino prodotti surgelati solo come “ripiego”, non disponendo delle analoghe materie prime “fresche” per le loro preparazioni. Ma non è affatto così: il surgelato viene adoperato nella ristorazione perché sinonimo di sicurezza e qualità in tutti i periodi dell’anno, anche e soprattutto in quelli in cui una determinata materia prima non è di stagione. Pertanto, l’“asterisco” che si trova nei menù dei ristoranti è semplicemente garanzia di alta qualità e assoluta igienicità del cibo che viene offerto.

Focus – 10 semplici consigli da osservare attentamente, quando si fa la spesa

– Scegliere i punti vendita più frequentati e con maggior rotazione di prodotti
– Accertarsi che i banchi vendita siano puliti, ordinati e privi di brina visibile
– Verificare che l’indicatore di temperatura all’interno del banco frigo sia sempre pari o inferiore ai 18°C
– Acquistare i surgelati alla fine della spesa
– Evitare l’acquisto di prodotti posti nel banco di vendita visibilmente mal ridotti, in confezioni aperte o con superficie brinata oppure umida, perché potrebbero aver subito importanti sbalzi di temperatura
– Accertarsi al tatto che i prodotti, al loro interno, non siano fortemente ammassati
– Utilizzare le borse termiche per il trasporto a casa dei prodotti surgelati e, se non se ne dispone al momento, mettere i prodotti surgelati tutti insieme in una busta separata dal resto della spesa
– Depositare i prodotti nel freezer entro 30 minuti dall’acquisto
– Una volta riposti i prodotti nel freezer domestico, aspettare almeno qualche ora prima dell’utilizzo
– Se, dopo l’arrivo a casa, un prodotto risultasse in parte scongelato, non riporlo in freezer, ma consumarlo in breve tempo, tenendolo in frigorifero.

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Capo Redattore