Turismo enogastronomico in crescita. L’identikit del viaggiatore food lover

di Redazione Informacibo

Ultima Modifica: 28/02/2018

di Alessandra Favaro

Presentato il primo rapporto sul tema, coordinato da Roberta Garibaldi, a cura dell’Università di Bergamo e World Food Travel Association, con il patrocinio di Tourism Club, Ismea, Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork – TripAdvisor. Tra i trend emergenti: beverage ed esperienze locali attive
Milano 23 gennaio 2018. Il turismo enogastronomico piace, sempre di più. Un trend che è salito di dieci punti percentuali nell’ultimo anno: dal 21% del 2016 (come rilevato dal Food Travel Monitor) al 30% del 2017. Toscana, Sicilia e Puglia le mete scelte dagli italiani sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, con cibo locale, mercati e food truck in cima alle preferenze. E qualche settore emergente, come il beverage: cantine e vini ma anche birre artigianali e microbirrifici.
E’ quanto emerge dal primo rapporto sul turismo enogastronomico presentato oggi a Milano a cura dell’Università di Bergamo e World Food Travel Association, con il patrocinio di Tourism Club, Ismea, Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork – TripAdvisor.

Un osservatorio curato da Roberta Garibaldi, ricercatore, consulente e professore di Turismo enogastronomico all’Università di Bergamo, che ha tracciato l’ “identikit” del turista enogastronomico italiano: “E’ un turista acculturato, Millennial (i nati tra il 1980 e il 2000) ma soprattutto della Generazione X (i nati tra il 1960 e il 1980) con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca attraverso l’enogastronomia un’opportunità di maggior contatto e autenticità con il territorio che visita.  Organizza il suo viaggio sul web ma prenota in anticipo e ha una propensione in genere più alta della media ad affidare la sua prenotazione a intermediari. Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche esperienze gastronomiche”.

L’offerta nel Paese, ha sottolineato Garibaldi, è ancora a macchia di leopardo con molto margine di miglioramento: “Si potrebbero ad esempio incentivare anche altre raltà ad aprirsi di più al turismo come caseifici, cioccolaterie, pastifici”.

Un’altra proposta è quella di reinventare l’enogastronomia locale: stimolando l’innovazione e tutelando l’autenticità del territorio.

Al momento, i numeri del BelPaese contano 818 prodotti ad indicazioni geografiche Food & Wine (nella foto i dati diffusi questa mattina a Roma durante la presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita, leggere QUI tutti i dati su INformaCIBO), 586 ristoranti di eccellenza, 11.392 agriristori e 18.632 agriturismi con alloggio (numeri in crescita per il comparto), 169 Strade del Vino e dei Sapori, 12.446 agriturismo che offrono proposte turistiche o attività. A questo si aggiungono molteplici esperienze a tema: musei del cibo, eventi tematici, esperienze in cantina.
 
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