Vino: i webinar prepararsi al dopo Covid-19 e le pagelle dei partecipanti

Il format di Wine Job prevede 5 appuntamenti online con 5 ospiti scelti tra gli addetti ai lavori. Gli appuntamenti costituiscono anche un test per verificare la preparazione alla comunicazione digitale degli ospiti e delle loro aziende. Il risultato è deludente, ma questo la dice lunga sulle difficoltà della comunicazione online.

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 20/04/2020

Una tavola rotonda virtuale del vino, in cui si analizza l’oggi per essere pronti a ripartire domani, dopo la pandemia. Facile a dirsi, difficile da realizzarsi.

Ci ha provato il “Progetto Italian wine in evolution” in uno dei momenti più bui per il mondo del vino italiano. Il format è ideato da Wine Job in collaborazione con Elena Lenardon di Marketing Sips.

In realtà imprese, manager e anche quartieri fieristici sono ancora frastornati dagli effetti devastanti del coronavirus. Mai avrebbero immaginato uno tsunami di queste dimensioni. Tuttavia è vitale risolvere i problemi di oggi (liquidità, Ocm, distillazione, vendemmia verde) ma anche prepararsi alla fase 2 e adeguare gli strumenti in un periodo (uno o due anni) in cui tutto sarà più difficile del passato.

Il format di Wine Job prevede 5 appuntamenti online con 5 ospiti scelti tra gli addetti ai lavori. Gli appuntamenti costituiscono anche un test per verificare la preparazione alla comunicazione digitale degli ospiti e delle loro aziende. Il risultato è deludente, ma questo la dice lunga sulle difficoltà della comunicazione online.


Ecco le pagelle di una decina di partecipanti ai primi 4 incontri che ha raggiunto punte di 550 iscritti.

Valentina Abbona (Marchesi di Barolo): la Millenial del vino non buca il display. Buono il look, inadeguato il back drop. Va fuori tema e alla domanda su quale sia il mercato target dopo la riapertura risponde: gli Usa. Scontata. Voto: 5

Antonio Capaldo (Feudi di San Gregorio). Sostiene che la crisi covid-19 è uno shock che accelera la formazione, i cambi generazionali e il cambiamento digitale ma non dice quali sono i progetti della sua azienda. Si assume la responsabilità del mancato decollo dell’Aglianico, ma non è vero: Feudi ha fatto tanto. Back drop inadeguato. Volenteroso. Voto: 6

Enrico Chiavacci (Antinori). Parte bene ammettendo che traslare il vino in digitale è molto difficile, ma la pessima connessione tecnica impasta le parole e non si capisce niente nonostante i cambi di auricolari. Chiavacci – che rappresenta la prima azienda privata del vino – non ha preparato, come avrebbe dovuto, il collegamento da Bolgheri e scivola sull’Abc del digitale. Svogliato. Voto: 3

Giovanni Geddes (Frescobaldi): elude le domande del moderatore e si sofferma sui massimi sistemi. Sembra interessato all’Amarone e all’Etna. Manager di lungo corso, cavallo di razza ma sulla comunicazione digitale e sul dopo covid-19 è palesemente impreparato. Back drop, pezzo di soffitto con travi della tenuta privata nell’Aretino. Abbigliamento formale ma si consigliava uno smart informale. Disobbediente. Voto: 6

Luca Giavi (Consorzio Prosecco Doc): una lezione di strategia su come si governa una Denominazione di successo. Il futuro? Diversificare di più i mercati. Tranchant con i produttori che vorrebbero cedere il prodotto a 25 centesimi per distillarlo e uno stoccatone agli odiati spumantisti generici, quelli di 500 q.li/ettaro. Back drop pasquale con sfondo dominato da un ulivo. Santo. Voto: 7   

Federico Girotto (Masi): Valorizza il progetto aziendale Customer to proximity grazie ai 7 punti vendita diretti inaugurati e al lancio digitale (incappato nella pandemia) con We Chat in Cina. Non convince fino in fondo. Brutto il back drop con soffitto in legno grigio cemento. Generoso. Voto 5

Marco Magnocavallo (Tannico): la start up sulla cresta dell’onda è sotto stress, sta sulle spine per tutta la durata del webinar. Confronta due cose inconfrontabili: “Tannico racconta il vino a una platea più vasta di qualsiasi giornale”. E poi: Tannico sarebbe un faro per le scelte degli italiani. Ma nel 2019 ha venduto 1,5 milioni di bottiglie contro 3 miliardi consumate. Alla fine non brinda con gli altri e spiega: “Devo lavorare ancora troppo, non posso”. Irritante. Voto: 4

Giovanni Mantovani (Vinitaly): ha sempre tante novità da comunicare sui progetti in progress. Lucido su come organizzare una fiera che conviva con la pandemia. L’annuncio della manifestazione di novembre (l’ibrido Vin2wine) avverrà con conferenza online. Davanti a tutti, anche di ProWein. Si spera però che la rivoluzione digitale di Veronafiere migliori il back drop: oggi minimal, tutto bianco, ospedaliero. Aggregatore. Voto: 7

Andrea Sartori (Casa vinicola Sartori). Sostiene di non essere un trombone cioè un collezionista di poltrone presidenziali, ma ne ha almeno 3. Non si spreme le meningi a immaginare il futuro ma si concentra sul presente: convincere il governo a scucire i fondi Ocm 2020-2021, procedere con la distillazione, immettere liquidità nelle aziende. Back drop da ripensare completamente. Presidentissimo. Voto: 6 1/2

Lorenzo Tersi (Lt wine &partners). Interessante la descrizione dei cluster del vino nel mondo. A margine, una proposta per rilanciare l’immagine del vino italiano nel dopo covid-19: spot confezionati da un grande regista (Sorrentino, Tornatore, Muccino?) che interpretino l’unicità dell’Italia. Non c’è tempo da perdere: i vigneron francesi, australiani e Napa Valley hanno già lanciato virtual tour promozioni del territorio. Una proposta da non lasciar cadere. Back drop quasi perfetto. Sguardo lungo: Voto: 7

Ettore Nicoletto (ceo Bertani e moderatore): molto più bravo come manager che come moderatore. Troppo morbido con alcuni intervenuti che snocciolano poche idee su come cambiare il sistema vino italiano dopo il 2020. Bene ma da approfondire il tema della semplificazione comunicativa del vino italiano nel mondo. Comunque eccellente l’idea del webinar “Italian wine in evolution” e buono il calibro degli ospiti. Creativo. Voto: 6 1/2 

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