Cesenese nero un grande vino reatino: unico e amato dai vip - InformaCibo

Cesenese nero un grande vino reatino: unico e amato dai vip

La cantina Le Macchie ha rilanciato il vitigno quasi scomparso con nuovi innesti da una pianta ultrasecolare

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 27/06/2018

Nei vigneti della Cantina Le Macchie si produce quel Cesenese nero (da non confondere con il Cesanese che è una varietà simile ma non uguale) che è una vera rarità nel panorama vitivinicolo nazionale trattandosi di un vitigno quasi scomparso che la famiglia Di Carlo, proprietaria della cantina a Cstelfranco nel reatino, ha invece custodito e rilanciato.

Il giovane imprenditore Antonio Di Carlo – insieme ad altri produttori come le famiglie Colasanti e Gunnella – hanno provveduto a reinnestare i tralci di un’ unica pianta superstite di 150 anni, che è l’attrazione di uno dei suoi otto vigneti sulle colline a 610-650 metri sopra Rieti, dando nuova linfa a un vitigno che un tempo era diffuso in zona e riportato in documenti di fine Ottocento, ma che nel tempo era posi scomparso, salvo la bella e solitaria pianta rimasta nei vigneti Di Carlo e un’altra che appartiene a un anziano vignaiolo che a novant’anni ancora si dedica alle sue viti ai piedi del Terminillo.

La produzione oggi è limitata a 2600 bottiglie ma punta a superare le diecimila

Oggi la produzione di Cesenese nero, benchè limitata a 2600 bottiglie (“Ma il nostro obiettivo è di arrivare a diecimila”, spiega Di Carlo), è il tratto distintivo di un’azienda che si è affacciata nel modo vitivinicolo da pochi anni, avendo realizzato la cantina nel 2011. L’intenzione della famiglia è stata di puntare subito sulla qualità e su una variegata gamma di prodotti, producendo vini da vitigni locali conosciuti e apprezzati dal mercato come la Malvasia e il Sangiovese, ma anche da vitigni ‘extra-zona’, come il Traminer e il Riesling Renano. Una scommessa riuscita visto che queste tipologie ‘nordiche’ ben si sposano con le caratteristiche climatiche della zona a due passi dal Monte Terminillo e dove si registrano forti escursioni tremiche tra giorno e notte che favoriscono una maturazione elegamte delle uve.

Il vantaggio di stare in collina”, come sottolinea Antonio Di Carlo, ha portato inoltre lo scorso anno alla decisione di intraprendere un percorso di spumantizzazione sul sangiovese. I progetti di Di Carlo per espandere l’attività che già viaggia su 40mila bottiglie all’anno, con una crescita costante di fatturato, “sono numerosi e in evoluzione continua” – osserva l’imprenditore che si fregia anche del titolo di sommelier e almeno una volta l’anno fa ‘viaggi-studio’ nelle zone vitivinicole più conosciute del BelPaese. “L’investimento in cantina – aggiunge Di Carlo – è molto importante e impegnativo, non abbiamo altre aziende vitivinicole in prossimità e ogni cosa viene fatta sulla nostra pelle”.

Per Di Carlo l’attività vitivinicola è stato un ritorno al percorso avviato dal padre che si era poi però indirizzato sull’attività di ristorazione aprendo quel ristorante “La Foresta” a Castelfranco che è uno dei più belli e apprezzati della zona. La spinta al ritorno in vigna è giunta quando alla famiglia Di Carlo è arrivata un’offerta di una catena alberghiera per acquistare il vigneto principale.

Antonio Di Carlo: “questo vigneto non si tocca, mi disse mia nonna

Mia nonna disse che quel vigneto non si doveva toccare – racconta Antonio Di Carlo – Era infatti un pezzo della famiglia, mio nonno l’aveva messo su con passione pianta per pianta. E così cominciammo a lavorarci sul serio”. “Mi piacerebbe che la vitivicoltura tornasse in auge in questa zona dopo l’abbandono di decenni – prosegue l’imprenditore – In passato c’erano 70 ettari di terreno coltivato a vite, ora solo 12, la maggior parte di proprietà della nostra famiglia. Il Cesenese nero potrebbe diventare la bandiera della zona e avere una sua denominazione, ma il percorso si prospetta lungo, stiamo trattando intanto per entrare nella denominazione Colli della Sabina Doc”.

Premiato dalla Guida Vitae dell’Ais

Il Cesenese nero de Le Macchie, imbottigliato con il nome “l’Ultimo baluardo”, dalla fortificazione, di cui rimane ancora la rocca, che sovrastava l’area posta al confine tra il Regno Pontificio e quello Sabaudo, ha un grande appeal sugli intenditori ed è amato anche da vip come Donatella Versace.

E’ un vino di assoluto valore che ha come caratteristica di essere molto fresco e bevibile – afferma Roberto Peron, responsabile delegato Ais Rieti- Il Cesenese Nero de Le Macchie ha ricevuto anche un punteggio molto alto nella Guida Vitae dell’Ais, tre tralci e mezzo su un massimo di quattro, che sono stati invece assegnati a un altro vino della cantina di Castelfranco, il Merlot della vendemmia 2015”.

 

Il patron, Antonio Di Carlo

 

A cura di Cristina Latessa

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