Dieta: i 10 veri peccati capitali

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 23/08/2019

Come gironi infernali: così descrive i 10 maggiori passi falsi di una dieta il libro “Dimagrire, porca miseria!”, il primo comfort book dedicato alla voglia di dimagrire

Peccati come questi li abbiamo fatti tutti. Tanto vale fare mea culpa. E sperare di migliorare per il futuro. Ecco le riflessioni sul tema proposte dal libro.

Ma quali sono i 10 errori di una dieta? Eccoli

1. Saltare i pasti. Abbiamo provato a farlo tutti, prima o poi. Magari perché non abbiamo fatto in tempo, per ragioni di lavoro. Magari perché eravamo distratti (ah, quanto può far dimagrire, essere innamorati!), magari, ancora, perché ciò che c’era da mangiare, nei dintorni, non ci aggradava proprio. E va bene. Poi però ci è capitato di farlo anche per quel motivo, sì: perché ci sentivamo grassi. E l’abbiamo fatto sperando che il corpo non se ne accorgesse, e già che c’era, che potesse attingere dalle abbondanti scorte che ritenevamo essersi accumulate, qui e lì. Invece il nostro corpo, che lì per lì ha fatto l’indifferente e che, per questo, ci ha fatto sembrare più furbi del solito, ci ha presentato il conto con tanto di interesse. Tutti noi, però, sappiamo come è stato saltare pastasciutta e bistecchina con contorno di insalata per poi ritrovarci a far merenda con tè al limone e… un intero sacchetto di frollini.

2. Demonizzare i carboidrati. Ci hanno raccontato da più parti che togliere la pasta, le patate, i cereali in genere dalla nostra dieta ci avrebbe fatto dimagrire in un battibaleno. Bella la parola battibaleno, vero? Fantasiosa, in grado di farci volare in luoghi fiabeschi, dove mai potrebbero esistere fattacci come scompensi, squilibri, perdita di nutrienti come fibre, magnesio, ferro e vitamine del gruppo B. Fate voi.

Tutti i cibi senza carboidrati

3.  Entrare in fissa con i cibi sani . Gherigli di noci, pezzi di cocco disidratato, uvetta, semi di lino e di girasole, nocciole, pistacchi (non salati, per carità), cubetti di papaia e rondelle di banana disidratate. Tutte insieme, in un unico bel sacchettino, pratico da portare ovunque. Allora, se il sacchettino in questione pesa, nel totale, non più di 20 grammi, va bene. Non so se spezzerà davvero la vostra fame, o se, dopo la prima confezione, penserete di aver mangiato drammaticamente poco e passerete in men che non si dica alla seconda (per poi sentirvi nauseati al tutto e bisognosi di un bel caffè per digerire il tutto). Fatto sta che, forse, una mela sarebbe stata meglio senza ombra di dubbio. Individuare i cibi sani va bene, gente. Farvi venire gli occhi a forma di vasetto di yogurt anche no, grazie. E comunque, due o tra noci tuffate nel miele sono una squisitezza anche senza quella tempesta di frutta secca. E le nocciole, le avete mai provate tostate? Tutta un’altra cosa!

Il dramma di questo cibo è proprio questo: è vero che contiene nutrienti unici, ma il fatto che è che, per assicurarvene una dosa giornaliera, vi basta fermarvi a tre. A tre, dico. No, che cosa ce ne si fa di tre pistacchietti in croce quando avete preso in mano lo schiaccianoci?

4. Smettere di stare a dieta. Eh sì: se dieta non vuole dire ristrettezze caloriche e limitazioni nell’assortimento dei cibi, la dieta, intesa però come stile alimentare e di vita stesso, non dobbiamo mai smettere di farla. Non vorrei sbandierare troppo l’eccezionalità di questo assunto, ma sapete, il succo, per stare in forma, è tutto qui. Voi chiedete conferma agli esperti, comunque.

5. Affidarsi alle Superpippo. Ve le ricordate le caramelle di Super Pippo? Quelle a forma di fagiolo, fatte di gelatina gommosa al gusto frutta? Come dimenticarle, ne avrò mangiate a trilioni. Beh, calzano a pennello per parlare di quelli che entrano in trip (anche questo, abbastanza adolescenziale come modo di dire, non trovate?) con i super cibi. Voglio dire: perché perder tempo con gli alimenti di tutti giorni, che magari fai pure fatica a cucinare, quando esistono i super alimenti? Facciamo qualche esempio, anche se so già che siete pronti ad alzare la mano per citare questo e quel ritrovato miracoloso. Mai sentito parlare del tè verde? Un vero antidoto contro l’assorbimento dei carboidrati, l’innalzamento eccessivo di glicemia e insulina (e diabete, addio!) e un alleato contro infiammazioni e processi di ossidazione. Va bene, ragazzi, è pure buono, compriamolo anche. Però, io, al tè aromatizzato al bergamotto non ci rinuncio. E neanche a quello ai frutti di bosco, all’arancia, alla rosa canina. Non è che adesso possiamo diventare verdi pure noi! Proviamo allora a vedere se riusciamo a campare soltanto con le alghe. Dicono che, tra i principi anti età in esse nascosti, ci sia la fucoxantina, un carotenoide, cioè un pigmento precursore della vitamina A (quando usano i termini scientifici tutto diventa così seduttivo, vero?). Tutto questo significa che le nostre brave cellule verranno protette dallo stress ossidativo (però che noia, anche!), in particolare della pelle, degli occhi e dei capelli. Io le ho assaggiate. Sono buone e gustose. Nei ristoranti orientali le cucinano anche molto bene. Non facilissime da fare a casa, però. Ok, non importa, siamo gente che si sa impegnare noi che vogliamo tornare al nostro peso forma! Perciò: quanti chili ne compriamo? Dovremo ammollare le foglie in acqua e poi strizzarle, quindi usarle per insaporire minestroni, passati e risotti. Ah, stanno benissimo accompagnati da sesamo tostato (ma dove lo compero il sesamo?) o con i pinoli (già più facile, anche se non semplicissimo, visto che va scovato nel reparto prodotti per fare i dolci). Infine, un ultimo segreto (me lo ha svelato Google, ma che rimanga tra di noi!): gettando un ciuffo di wakame nell’acqua di cottura, i legumi diventeranno più digeribili; le fibre si ammorbidiranno, catturando i gas e rendendo così ceci, fagioli e lenticchie meno a rischio di meteorismo. Non male, vero? Sì, non male, non c’è dubbio. Senza ironia, davvero. E ditemi: in genere, a voi la fissa per uno specifico alimento quanto vi dura?

6. Identificare il male nella pasta. Un po’ lo avevamo già detto con il discorso relativo ai carboidrati e la cara, vecchia pastasciutta, rientra molto spesso nel nostro mirino. Anche qui, il mio invito è quello di sincerarvi di questo assunto con gli esperti. Sono certa che se, se vi imbattete in gente preparata, ma soprattutto, saggia, non vi dirà mai di eliminare la pasta dal vostro regime alimentare. Ovviamente, se riuscite a trasformare un pochino il vostro modo di vedere e contemplare il mondo, potreste scoprire che possono esistere paste fatte con diversi tipi di farina, magari potreste addirittura decidere di acquistare elettrodomestici per fare la pasta (o il pane!) fatti in casa (occhio, però, tipicamente ballano in giro in cucina per pochi mesi, poi iniziano a riempirsi di unto e polvere e vengono riposti con ben meno grazia di quella che abbiamo saputo tirar fuori per acquistarli o per farceli regalare, sicuri, come eravamo, che con quegli aggeggi la nostra vita avrebbe svoltato). Io, per esempio, ho scoperto che la pasta di mais con olio di oliva e parmigiano ha un po’ il sapore di alcune patatine sbandierate come dannose perché “non fritte”. Avete tutti presenti, vero quelle a forma di cornetto, o di pallina? E le palline, poi, che le fanno anche al gusto pizza? Ah, no, aspettate: quelle le trovi anche a forma di anellini. Ok, mi fermo, volevamo dimagrire o no? Sì, porca miseria!

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7. Evitare lo zucchero come la peste. Allora, diciamo subito che, in un mondo ideale, dello zucchero dovremmo imparare a farne a meno. Ci sono studi molto controversi sull’effettiva dannosità dello zucchero di canna, ma non esiste dietologo che vi consigli di ridurne l’utilizzo (esattamente come vi dirà di limitare il consumo di sale). Allora, io, che non sono un guru in materia, ma che un po’ di anni e di esperienza li ho ormai accumulati, penso sia meglio cercare di limitarne l’uso senza diventare scemi. Il caffè amaro non mi piace assolutamente e mi fanno persino innervosire i puristi convinti che esso si possa assaporare meglio se amaro. Sarà, voi bevetevelo così (del resto, io non riesco ad apprezzare neanche il cioccolato fondente, e peggio, amaro). Però vi dico un’altra cosa. Per molto tempo ho fatto una piccola pausa, a metà mattina, con un pacchetto di cracker. Se capitava, anche con un cioccolatino. Ora ho imparato a prepararmi un piccolo contenitore di frutta e una tisana dolcificata con un po’ di sciroppo di agave. Io dico che ci ho guadagnato.

8. I grassi sono nemici, lo dice la parola stessa, no? Risposta:no. Abbiamo bisogno anche di loro. Trasparente quanto l’acqua. Potete scegliere, certo. Ma dei grassi non è bene fare a meno del tutto. The end.

9. Tanto vado a correre. Allora, se andate a correre partite senz’altro con un vantaggio superiore al mio che, di correre, non ci penso proprio, preferendo forse in modo meno brillante camminare (anche qui: chiedere agli esperti se camminare sia meno efficace di correre). Tuttavia no: non è perché fate sport che potete ignorare le basi della buona alimentazione. Se poi fate molto sport, dovrete essere attenti alla questione da diversi altri punti di vista. Non si scappa, ragazzi.

10. Andare a letto senza cena. Ma non sentite quando tuona, questa frase?

Il Libro

Il libro "Dimagrire, Porca Miseria"
Il libro “Dimagrire, Porca Miseria”

Questo non è un saggio sociologico o un manuale di psicologia: e allora, di che cosa si tratta? La risposta sta proprio nel sottotitolo: un comfort book, un libro cioè in cui ritrovarsi, riconoscersi e forse aggrapparsi quando si avverte la necessità di rimettersi in discussione per provare a migliorarsi, partendo dal proprio corpo ma andando, evidentemente, anche oltre. “Dimagrire, porca miseria!” è un libro per ripercorrere tutte le tappe che portano dalla decisione di voler perdere peso, all’entusiasmo che ne consegue; fino al calo di motivazione, nascosto dietro a ogni angolo. Una quotidianità scandita dalla dieta diventa così una somma di piccoli riti, buoni propositi e voglia di vedersi migliori, non solo esteticamente. Entrano così in gioco autostima e disciplina, senso della misura e capacità di ascoltarsi. Un cammino da osservare con cura, perché in grado di rivelare tanto della nostra umanità. Per questo la scrittura segue un doppio registro, affrontando il tema con verve comica ma senza dimenticare quante difficoltà possa comportare il sovrappeso, anche quando lieve. Insomma, un libro per chi saprebbe già come fare per perdere peso. Ma non riesce a iniziare. Perché per dimagrire non è sufficiente attenersi alle tabelle dei conteggi calorici, occorre volersi bene, in primis.

Anche per questo, il libro si apre, nel suo cuore, a una serie di veri e propri racconti, dove il cibo è al centro del mondo dei loro protagonisti che svelano a volte tratti acerbi della propria personalità, a volte tensioni semplicemente drammatiche. “Dimagrire, porca miseria!” è un libro da leggere quando i libri sui metodi più folgoranti per perdere peso, ormai, li si è letti un po’ tutti.

“Dimagrire, porca miseria!”  è acquistabile online, per esempio su Amazon e Ibs.

 

  • Titolo: “Dimagrire, porca miseria! – Comfort Book”
  • Autore: Elisa Origi
  • Pagg: 136
  • Casa Editrice: Hygeia Press

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L'Autore

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