Formaggella del Luinese, la Dop ha senso se la valorizzi

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 14/05/2018

Unico formaggio con denominazione al 100% con latte di capra in Italia, la Formaggella del Luinese Dop è un’eccellenza quasi sconosciuta

Se il miele varesino deve fare i conti con la carenza di prodotto, la seconda Dop della provincia, il consorzio per la Formaggella del Luinese, sta provando ad allargare i suoi orizzonti. “In questo momento ricorriamo soprattutto alla vendita diretta e alle piazze dei mercati, ma ci sono anche aziende che si stanno muovendo per la vendita all’ingrosso – spiega il presidente Mattia Crivelli – Il problema è che non riusciamo a produrre grandi quantità. In questa zona l’agricoltura col tempo è diventata più marginale”.

Unico formaggio con denominazione al 100% con latte di capra in Italia, la formaggella del Luinese Dop è tutelata da un consorzio che riunisce una decina di produttori locali, per la maggior parte allevatori e trasformatori (il 90%), concentrati soprattutto a nord della provincia di Varese. Producono circa 15mila forme all’anno (ciascuna dal peso tra 700 e i 900 grammi). L’interesse da parte della grande distribuzione c’è, anche tanto. Lo conferma Giacomo Brusa, presidente di Confagricoltura Varese: “La richiesta è forte. La GDO non va vista come un pericolo ma come un’opportunità. La Dop permette di non svilire il prezzo e il valore del prodotto messo in commercio. Tutti andiamo al supermercato, per questo è importante essere presenti”. Eppure, la provincia di Varese dal punto di vista enogastronomico è così poco conosciuta che anche Eataly (che commercializza i prodotti varesini) se l’è dimenticata sulla cartina dello store di Milano.

formaggella luinese dopPer Crivelli non è così semplice: la produzione negli anni è aumentata (8760 forme nel 2014, fino alle circa 15mila nell’ultimo biennio) ma “il problema è che se cominci a uscire dalla nicchia, non puoi mantenere i prezzi. Mantenere una Dop significa anche costi fissi e sotto certe cifre, puoi rimetterci” riflette il presidente. Il prezzo del formaggio di capra varesino va dai 23 ai 26 euro al chilo.
Secondo Brusa però, così “le due Dop della provincia di Varese rimangono potenzialità inespresse, sia dal punto di vista produttivo sia sul piano commerciale. E questo è un vero peccato. Mi chiedo se abbia un senso economico ottenere una Dop, con i suoi costi e burocrazie per poi vendere i prodotti nelle piazze dei paesi. Se vogliamo produrre e creare mercato, dobbiamo mettere il prodotto dove viene visto e venduto”. Un’opportunità economica ma anche di valenza sociale, secondo l’esponente di Confagricoltura, perché “potrebbe permettere di riportare l’agricoltura nelle nostre valli e montagne, dove il bosco sta prendendo sempre più sopravvento”.

L’idea avanzata da Brusa è seguire l’esempio della cooperativa Sant’Orsola in Friuli. “C’erano i produttori – spiega – ma non sapevano come vendere. Si sono uniti in cooperativa e oggi quasi tutti i frutti minori presenti nella grande distribuzione sono di Sant’Orsola. Serve lavoro di squadra e unione di intenti”. Un’idea che accarezza anche Crivelli: “Sarebbe bello avere una cooperativa, o un ente che appoggia il consorzio e ci aiuti nella commercializzazione”.

Intanto, il consorzio fa scuola anche all’estero: diverse fattorie (da piccole aziende con 30-40 capi a strutture più grandi con oltre 300, per un totale di 1500 animali allevati) si possono visitare. Delegazioni sono arrivate anche dall’estero: turisti, tecnici del settore e scolaresche da Francia e Germania. “Cerchiamo inoltre di fare promozioni sul territorio, partecipare a eventi e sagre. Tra cui una che ci rappresenta, la Sagra della Formaggella del Luinese a Cuveglio, l’ultima settimana di giugno a cui partecipa anche Slow Food, con cui ci troviamo molto in sintonia” conclude Crivelli.

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