Pasta integrale, di legumi e senza glutine: cresce il mercato delle paste alternative

Pasta integrale, di legumi e senza glutine: cresce il mercato delle paste alternative

A trainare le vendite è soprattutto il senza glutine, ma aumentano anche integrale, farro, kamut e legumi

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 23/07/2026

La pasta resta uno degli alimenti più amati dagli italiani, con un consumo medio di oltre 23 chili a persona ogni anno. Ma se fino a pochi anni fa sugli scaffali dominava quasi esclusivamente quella di semola di grano duro, oggi la scelta è molto più ampia. Integrale, di farro, di legumi, multicereali, senza glutine o arricchita con proteine e vitamine: le cosiddette paste alternative stanno conquistando sempre più spazio nei supermercati e nelle abitudini di consumo.

La nuova rivincita della pasta: perché oggi è al centro della dieta sostenibile

Il valore del mercato delle nuove paste

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Secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati NielsenIQ, nel 2025 il mercato retail delle paste alternative ha toccato quota 247 milioni di euro.

La fetta più consistente riguarda la pasta integrale, di farro, di kamut e di legumi, che ha raggiunto un consumo di 51.432 tonnellate per un valore di 122 milioni di euro. Anche la pasta di semola di altri grani continua a crescere, attestandosi a 7.266 tonnellate e 27 milioni di euro di fatturato.

Il segmento più vivace è però quello della pasta senza glutine, che registra l’incremento maggiore: 18.041 tonnellate vendute, con una crescita del 5,6% nei volumi e del 7,7% a valore, fino a sfiorare i 98 milioni di euro.

Numeri che raccontano un mercato sempre più articolato, dove alla pasta tradizionale si affiancano prodotti pensati per esigenze alimentari specifiche, ma anche per chi desidera sperimentare nuovi ingredienti o variare la propria alimentazione.

Uno scaffale sempre più ricco di alternative

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Negli ultimi anni l’offerta dei pastifici si è ampliata in modo significativo. Oltre alla classica pasta di semola di grano duro, oggi è facile trovare sugli scaffali prodotti realizzati con farine di legumi, farro, avena, grano saraceno, riso, mais o altri cereali, insieme a versioni multicereali e a paste arricchite con proteine, fibre o vitamine.

Secondo Unione Italiana Food, questa evoluzione è il risultato di un forte investimento in innovazione: i pastifici italiani destinano mediamente il 10% del proprio fatturato alla ricerca e sviluppo, per un valore complessivo di circa 500 milioni di euro l’anno.

Anche le aspettative dei consumatori sembrano andare in questa direzione. Un’indagine AstraRicerche realizzata per Unione Italiana Food evidenzia che oltre un italiano su tre considera importante che la pasta continui a innovarsi, mentre più della metà immagina un futuro con nuove farine, ingredienti alternativi, packaging più sostenibili e formati sempre diversi.

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Ogni tipologia di pasta ha caratteristiche nutrizionali diverse

formati di pasta

La crescita delle paste alternative è legata anche a una maggiore attenzione verso gli aspetti nutrizionali. Come sottolinea il gastroenterologo e nutrizionista Luca Piretta, la disponibilità di farine differenti permette oggi di scegliere prodotti con caratteristiche specifiche, senza che esista una soluzione valida per tutti.

La pasta integrale, per esempio, apporta una maggiore quantità di fibre, utili per favorire il senso di sazietà e la regolarità intestinale. Quella di legumi contiene più proteine e sostanze bioattive come isoflavoni e fitosteroli, mentre le paste a base di avena o orzo apportano betaglucani, fibre considerate benefiche per il microbiota intestinale.

L’ampiezza dell’offerta, quindi, non riguarda solo gusto e consistenza, ma consente di scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze alimentari o alle indicazioni del medico e del nutrizionista.

La pasta tradizionale resta protagonista

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Il successo delle nuove paste non significa però che quella di semola stia perdendo terreno. Con oltre 1,7 milioni di tonnellate consumate nel 2025 e un consumo pro capite di 23,1 chilogrammi all’anno, la pasta tradizionale continua a rappresentare uno dei simboli della tavola italiana.

Le varianti integrali, di legumi o senza glutine non la sostituiscono, ma ampliano la scelta a disposizione dei consumatori. Un’evoluzione che riflette nuovi stili di vita, una maggiore attenzione alla nutrizione e la capacità dell’industria italiana di innovare senza rinunciare alla tradizione.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici