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Pitars, tradizione e identità friulana in bottiglia

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 16/09/2021

Terra bagnata dal Tagliamento, ultimo grande fiume selvaggio d’Europa, il Friuli è da sempre sinonimo di legame con il territorio e le tradizioni e cultura del lavoro. Caratteristiche che si trovano nelle persone che abitano questi luoghi e che con passione valorizzano eccellenze del territorio come il vino. È il caso della famiglia Pittaro, fondatrice della cantina Pitars, a San Martino al Tagliamento. 

Pitars: storia e mercato della cantina friulana

La storia produttiva della famiglia friulana, dedita alla coltivazione della vite già dal Cinquecento, inizia nel Novecento con Romano Pittaro, esperto vignaiolo, che agli inizi del secolo impianta nei propri vigneti Merlot, vitigno importato dalla Francia in Friuli nel 1880. E così, insieme al figlio Angelo, Romano Pittaro tra le due guerre mondiali sviluppa i propri vigneti a San Martino, sul greto del Tagliamento. Una realtà vitivinicola che si arricchisce poi dell’esperienza internazionale di Angelo, partito per il Venezuela per rientrare 15 anni dopo e fondare nel 1968 la cantina a San Martino al Tagliamento.

I Pittaro decidono di puntare con decisione sui bianchi fermi, che ancora oggi rappresentano il fiore all’occhiello dell’azienda, sfruttando così al meglio le caratteristiche del territorio delle Grave del Friuli. Nata come Cantina San Martino, l’azienda vinicola prenderà più tardi il nome Pitars, cognome della famiglia in dialetto locale, che nel marchio si accompagna al biancospino, pianta semplice ed elegante usata un tempo per segnare i confini tra i campi.

Oggi la cantina è condotta dai figli Bruno, Mauro e Paolo Pittaro e dai nipoti Nicola, Stefano, Alessandro, Jessica e Judy

La friulanità per noi significa legame con il territorio, una cultura contadina di cui noi siamo l’ultimo baluardo e che porta con sé valori come l’attaccamento al lavoro e la cultura di fare bene le cose. Lavorare in un’impresa famigliare non è facile, perché non si strutturano i processi. Nei momenti più difficili però, quando è necessario tener duro e guardare avanti, la famiglia rivela il suo ineguagliabile valore e dimostra le sue infinite capacità di resilienza e stabilità

Nicola Pittaro, responsabile commerciale

Lo sguardo proiettato al futuro, ma con le radici ben piantate nella tradizione friulana, ha permesso all’azienda di presentarsi all’estero con successo e di far conoscere l’area delle Grave in tutto il mondo. «Siamo presenti in 33 paesi e l’export è in costante espansione, tanto che oggi rappresenta il 70% del nostro mercato – spiega Nicola Pittaro – Canada e Stati Uniti sono le principali destinazioni ma i nostri vini arrivano anche in Australia, Mongolia, Taiwan, Vietnam, Singapore, fino all’isola di Abaton». In Italia, l’Horeca rappresenta il 50% del bacino d’attività, mentre una buona percentuale del fatturato arriva anche dalla vendita diretta legata all’enoturismo e all’e-commerce.

Bianco e Rosso, le sfumature del Friuli di Pitars

barricaia Pitars
La barricaia – Foto Elia Falaschi ©

Il Friuli Venezia Giulia è universalmente riconosciuto come territorio di grandi bianchi, vini che sono in grado di vivere a lungo arricchendosi nel tempo di complessità. E proprio in queste potenzialità Pitars ha creduto fin dall’inizio. Soprattutto quando si parla di Sauvignon Blanc in purezza, vino divenuto il simbolo della cantina e che ha vinto il Premio Medaglia d’Oro al Concours Mondiale du Sauvignon 2019.

Il Sauvignon è un vitigno che interpreta al meglio le potenzialità dei nostri suoli, magri e ricchi di sassi. Proprio i sassi contribuiscono ad accumulare il calore e a drenare il terreno. I nostri terreni più magri, con forte presenza di sabbie e quindi più asciutti, godono così del beneficio di una forte escursione termica e contribuiscono ad una maggiore intensità aromatica e freschezza dei vini. Caratteristiche importanti per ottenere grandi bianchi

Stefano Pittaro, enologo

Tureis è invece un blend di uve bianche con un lungo affinamento, risultato di una grande sperimentazione. La struttura portante è il Friulano, il vitigno simbolo del territorio e forse il più vicino alla tradizione popolare di questa terra. L’interpretazione in blend ha come obiettivo quello di nobilitarlo in una chiave più internazionale, mantenendo però le radici fortemente ancorate al territorio da cui proviene.

Non solo bianchi però. L’azienda friulana dedica anche grande attenzione ai vini rossi. Il simbolo di questo lavoro è Naos, un blend di Refosco dal Peduncolo Rosso, Merlot e Cabernet Franc, che si ottiene da uve per il 20% tenute per un certo periodo in cella di appassimento, dove i grappoli selezionati e raccolti a mano rimangono in atmosfera controllata. 

Accoglienza ed enoturismo

Castello del vino Pitars
Il Castello del vino – Foto Elia Falaschi ©

Il legame dell’azienda friulana con il proprio territorio è evidente anche dall’impegno profuso in ambito di enoturismo, attività centrale per la cantina, considerando che gode di una posizione facilmente accessibile e vicina al mare. All’ingresso di Pitars, il visitatore è accolto da un giardino circondato da rose e un laghetto di ninfee: sullo sfondo, vigneti a perdita d’occhio abbracciano il Castello del Vino, cuore dell’accoglienza dell’azienda.

Inaugurato nel 2007, è il primo edificio in Friuli integralmente progettato in bioedilizia, realizzato in materiali naturali e biodegradabili, usando legno naturale di provenienza locale, travi lamellari, ferro, pietra naturale e materiali isolanti, senza utilizzo di cemento. Oltre ad ospitare il Wine Shop, il Castello del Vino è cornice di numerosi eventi privati e pubblici: da proiezioni di film nell’ambito di CinemaDivino a letture con Autori in Vigna fino a cene a tema, degustazioni guidate e iniziative sportive, concerti e spettacoli.

L’azienda friulana è anche fattoria didattica e accompagna ogni anno i bambini delle scuole del territorio in percorsi educativi alla scoperta del ciclo della vita dell’uva e del vino.

 

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L'Autore

Giornalista

Curioso prima di tutto, poi giornalista. E questa curiosità della vita non poteva che portarmi ad amare i viaggi e il cibo in ogni forma. Fotocamera e taccuino alla mano, amo imbattermi in storie nuove da raccontare.