Prosecco Valdobbiadene Docg: il decalogo della sostenibilità

Dieci azioni virtuose per ridurre l'impiego di fitosanitari nei vitigni contenute nel protocollo vinicolo per il prosecco della Valdobbiadene Docg.

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 03/04/2019

E’ stato presentato ieri a Treviso il nuovo protocollo vinicolo per il prosecco della Valdobbiadene Docg in cui il consorzio fa un passo ulteriore verso la sostenibilità vietando l’uso del glifosato in tutti i vitigni. L’area del Valdobbiadene diventa così la più estesa in Europa a vietare l’utilizzo della sostanza chimica.

E’ l’obiettivo più importante presente nel protocollo, in cui è riportato anche un decalogo per minimizzare l’utilizzo dei fitosanitari e l’impatto che hanno con ambiente e salute.

Il Protocollo Viticolo viene redatto da una commissione interna al consorzio di tutela, ed è nato dall’esigenza di guidare un processo di cambiamento nelle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso metodi più sostenibili.

La denominazione ha tra i prossimi obiettivi sempre più sostenibiltà ambientale: il prossimo passo della denominazione sarà la certificazione Sqnpi, (sistema qualità nazionale produzione integrata) delle aziende agricole della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. E’ un sistema per ridurre al minimo l’uso in vigneto delle sostanze chimiche di sintesi e di razionalizzare la pratica della fertilizzazione.

La certificazione è valutata dal consorzio come un’opportunità per il territorio, anche perché si traduce in un incremento del valore percepito della denominazione. Nello specifico occorrerà conseguire due obiettivi: certificare il 25% degli operatori entro il 2021 e incrementare le certificazioni del 10% ogni anno successivo. Non solo: in vista della richiesta della candidatura delle colline della Valdobbiadene come Patrimonio Unesco, un’agricoltura più sostenibile e amica dell’ambiente potrebbe giocare a favore di una “promozione” il prossimo anno.

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Nel protocollo (che potete leggere nella versione integrale e aggiornata qui ) è presente anche un decalogo di buone azioni per ridurre al minimo l’impatto ambientale della coltivazione e cura dei vitigni. Eccolo

1. adottare tecniche di potatura al bruno (la potatura invernale, ndr) che garantiscano un’equilibrata carica gemmaria rispondente ai limiti di resa imposti dal Disciplinare di produzione e possano migliorare l’equilibrio vegeto-produttivo.

2. adottare tecniche e soluzioni di potatura in verde (l’eliminazione dei germogli in accrescimento) che contribuiscano ad accrescere la funzionalità fotosintetica della parete fogliare e la penetrabilità dei prodotti fitosanitari nel corso dei trattamenti. In particolare procedere, in ordine cronologico di esecuzione, alla spollonatura e scacchiatura primaverile, palizzatura e cimatura estiva dei germogli.

3. ricorrere alle tecniche di sfogliatura delle porzioni fogliari più vecchie (fascia grappoli), eseguendo l’operazione sul lato della parete orientata a nord o a est (da eseguirsi preferibilmente nella fase fenologica di post-allegagione).

4. utilizzare razionalmente l’apporto di concime organico o minerale, con concimazioni azotate moderate così da favorire l’equilibrio nello sviluppo della parete fogliare e chimico nel terreno.

5. evitare, quando la giacitura del fondo lo consenta, qualsiasi forma di bruciatura in campo dei tralci e sarmenti di risulta della potatura invernale. Si consiglia eventualmente di ricorrere alla trinciatura in loco degli stessi o alla costituzione di cumuli misti a vinaccia per il compostaggio o rivolgersi a contoterzisti per uno smaltimento a fini energetici.

6. adottare tecniche di difesa della vite tempestive e che ricorrano ad una rotazione delle sostanze attive con la stessa modalità d’azione, al fine di evitare l’insorgenza di resistenza incrociata, 04 preferendo sempre quelle a più basso profilo ecotossicologico come da indicazioni contenute nel 5 Protocollo.

7. concludere qualsiasi intervento fitosanitario almeno 30 giorni dalla data presunta di vendemmia, salvo prodotti o formulati ottenuti dall’estrazione di sostanze naturali o impieganti antagonisti, agenti di biocontrollo o induttori di resistenza. I prodotti fitosanitari che abbiano tempo di carenza più lungo, dovranno osservare quanto riportato in etichetta.

8. impiegare gli interventi antibotritici (una categoria di fitofarmaci) in zona collinare non in forma di regola, ma, solo nel caso in cui le condizioni climatiche lo prevedano, nel limite di 2 interventi max, preferendo il trattamento in fase di pre-chiusura grappolo. La gestione agronomica ad ogni modo favorisce la difesa naturale della vite.

9. eseguire gli interventi insetticidi contro lo Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza Dorata, la cui lotta verrà eseguita secondo le linee di intervento del Servizio Fitosanitario della Regione Veneto e le indicazioni fornite dai monitoraggi eseguiti dal gruppo tecnico del Consorzio di Tutela. La difesa contro altri insetti fitofagi è prevista solo nel caso in cui i servizi di assistenza indicati in premessa consiglino un eventuale intervento specifico. Per il controllo degli acari non sono previsti interventi se non in casi eccezionali ed al superamento della soglia di danno. L’eventuale insorgenza di pullulazioni di questo fitofago è causata da errata conduzione della difesa contro le malattie della vite.

10. derogare l’utilizzo dei prodotti fitosanitari contenuti nelle Linee Tecniche di Difesa Integrata della Regione Veneto, anno 2019, solo ed esclusivamente previa decisione congiunta della commissione e di ordinanza sindacale nei Comuni in il cui il Protocollo Viticolo sia stato adottato in forma di norma cogente.

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