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“Smoky tomato Carbonara”? Anche no. Durissima nota di Coldiretti

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 24/02/2021

Parmesan (ahia), concentrato di pomodoro, bacon “Che dà un tocco affumicato” e pure “pomodorini tagliati a metà” da aggiungere all’uovo sbattuto. Se fosse una frittata per un picnic non ci sarebbe nulla di male, ma è l’inquietante versione della carbonara pubblicata sul New York Times dalla curatrice della sezione “Cooking” Kay Chun. Ma il cibo, per noi italiani, è cosa seria.

E questa versione made in USA di uno dei più classici primi italiani proprio non è andata giù (e verrebbe da dire, non solo in senso figurato) a tanti che hanno visto questa versione stravolta sul web. Tanto da essere diventata un caso sui social.

A onor di cronaca va detto che Chun lo ha premesso che non era la versione tradizionale prima di postare la ricetta. “I pomodori non saranno tradizionali nella carbonara  ma danno un gusto brillante a questo piatto“ afferma nell’introduzione.

Sarà. Fatto sta che il caso sul web è esploso. E non si è relegato solo sulle piattaforme social, dove la critica e la lamentela sono la norma, ma ha raggiunto anche platee ben più serie, come Coldiretti. Che sul tema ha diffuso persino un comunicato:

“La carbonara al pomodoro è la punta dell’iceberg della falsificazione del Made in Italy a tavola che nel mondo ha superato i 100 miliardi di euro con gli Stati Uniti al primo posto.

La versione inventata dal quotidiano Usa utilizza oltre al pomodoro  il bacon al posto del guanciale mentre il Pecorino Romano viene sostituito dal Parmesan una brutta copia Made in Usa del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano.

Le specialità italiane più “tradite” all’estero

La Carbonara figura tra le ricette italiane più sfregiate all’estero con, ad esempio, l’abitudine di modificarla con l’impiego della panna  senza il pecorino ma tra le specialità più “tradite” ci sono anche  la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte, mentre non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano.

La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.

L’“agropirateria” internazionale infatti utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati come il Parmesan che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

All’estero – stima Coldiretti – sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre, con il mercato mondiale delle imitazioni di cibo Made in Italy che vale oltre 100 miliardi di euro.

Il rischio reale – conclude la Coldiretti – è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.

Agli americani piace

In realtà l’autrice della ricetta ha però specificato la versione originale, affermando che fosse una variante e che non si trattasse della ricetta tradizionale. Quindi, perchè tutto questo polverone? Va anche detto che Oltreoceano la ricetta “modificata” ha avuto successo, con commenti di utenti che affermavano di aver apprezzato la variante e che fosse loro uscita bene.  Sotto l’articolo sono numerosi i commenti positivi: dalla salsa venuta bella liscia al pescetariano che ha sostituito il bacon con il salmone. Qualcuno invita tutti a “rilassarsi”. E forse è il consiglio migliore.

Se volete vedere la ricetta della carbonara “american style” la trovate qui. Se volete vedere la vera ricetta dalla carbonara, con procedimento “a regola d’arte” a prova di grumi, cliccate qua sotto.

La Carbonara a regola d’arte: la ricetta dello chef Luciano Monosilio

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L'Autore

giornalista