Carne alla fiamma : lo spettacolo magico del flambeaux

di Ines Roscio Pavia

Ultima Modifica: 04/12/2018

La carne di filetto alla fiamma, il flambeaux non è sicuramente un piatto a buon mercato, ma in una ricorrenza particolare, fa una gran scena, da importanza alla celebrazione tanto da renderla indimenticabile.

E’ un piatto veloce, buono e di grande effetto. Per preparare la carne alla fiamma, i medaglioni devono essere alti due dita e tagliati dalla parte migliore del filetto. Bisogna rosolare le fette nel burro per tre minuti da ogni lato in modo che assumano colore e una leggera crosticina.

A parte scaldare un bicchierino di cognac da versare sul filetto. Se ci troviamo davanti ad un esperto, rimarremo stupiti. Velocemente farà scorrere il sugo al bordo della padella che si accenderà e darà la fiamma. Una magia che strappa sorrisi. Se non si ha la dovuta esperienza sarà più prudente dar fuoco al liquido con un fiammifero. Effetto più modesto e prudente, ma…. prima o poi si può sempre imparare! Salate e pepate a piacimento.

Aggiungere al piatto un contorno che, oltre ad essere gustoso e saporito, deve far sorridere gli occhi e trasformare un piatto semplice in un piatto estremamente elegante.

Dove gustare il flambeaux

Tra i migliori ristoranti dove gustare il flambeaux, in provincia di Milano c’è “Qua la mano – BISTROT – Cucina con cantina” a Settala.Una telefonata per indagare sulle novità culinarie del momento, ma a colpo sicuro il flambeaux. Lasciarsi consigliare da Giuseppe e dal tocco magico di Paola in cucina …. Il Bistrot è il posto ideale per scoprire menù originali, ingredienti sani e di qualità, farine macinate a pietra ed una ottima selezione di bollicine.

Da Giuseppe si trova anche il prosciutto cotto San Giovanni prodotto dalla Fratelli Capitelli , un salume di altri tempi. E’ un prosciutto che vanta la tradizione della lavorazione delle cosce di suino pesante per farne “cosce cotte”. E’ un sistema di lavorazione completamente diverso da quello praticato nell’industria, è il risultato di segreti del mestiere. La carne viene rifilata con cura conservando la forma naturale della coscia, insaporita in una salamoia impregnata di sapori per alcun giorni, quindi avviata alla cottura che dura 14 ore. Il “cotto” è pronto: in questa versione artigianale il prodotto viene offerto con orgoglio al palato dei consumatori più esigenti. E’  stato riconosciuto come “Prodotto dell’anno 2015”.

Sullo stesso piatto fette di mortadella IGP di un bel colore rosa uniforme e dal sapore inconfondibile dato dagli aromi e dai lardelli che donano dolcezza al salume. Il nome mortadella deriva dal latino “farcimen myrtatum” e pare fosse gustato anche dagli antichi romani . La denominazione “Bologna” risale al 1661, anno in cui il cardinale Farnese pubblicò un bando di codificazione. La mortadella si trova in dimensioni piccole, medie e giganti: quest’ultime possono raggiungere anche il peso di 100 kg.

Sulla tovaglietta dove ho mangiato ho letto il logo “Italia luogo diVino”. Riproduce l’Italia con indicati una gran quantità di vini locali. Al Bistrot ho trovato una cantina di tutto rispetto: “i veri intenditori non bevono buon vino, ma degustano segreti”.

 

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