Cappuccino a cena e parmigiano sul pesce: 7 cose che fanno inorridire gli italiani secondo la BBC
La BBC spiega ai turisti stranieri come comportarsi a tavola nel nostro Paese, tra abitudini radicate, luoghi comuni e qualche regola che ammette eccezioni
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 17/07/2026
È sera a Roma, sono le 22.30 e in un ristorante qualcuno ordina un cappuccino. La richiesta arriva in inglese e, racconta la giornalista Eva Sandoval, per un attimo le forchette dei commensali italiani rimangono sospese a mezz’aria. Un cappuccino. A quell’ora. Sul serio?
È la scena con cui si apre un articolo pubblicato dalla BBC dedicato alle regole non scritte della cucina italiana e agli errori che i viaggiatori stranieri dovrebbero evitare quando mangiano nel nostro Paese.
Perché sarà anche vero che la cucina italiana è conosciuta e imitata in tutto il mondo, ma quando si arriva in Italia le cose si complicano. La pasta non è un contorno, il cappuccino ha un suo momento della giornata e chiedere il parmigiano da mettere sugli spaghetti alle vongole può attirare qualche sguardo perplesso.
La BBC ha raccolto sette cose da non fare quando si mangia in Italia. Ma siamo davvero così rigidi a tavola?
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Indice
1.Il cappuccino dopo pranzo o cena

Partiamo dal grande classico. Secondo la BBC, non serve nemmeno interrogarsi sull’orario limite oltre il quale il cappuccino diventa vietato: le 10? Mezzogiorno? La soluzione suggerita ai turisti è ancora più semplice: non ordinarlo al ristorante.
In Italia il cappuccino è legato soprattutto alla colazione, accompagnato da brioche, cornetti e altri prodotti dolci. Dopo pranzo e cena, invece, il caffè è quasi sempre espresso, eventualmente macchiato.
Naturalmente nessuna legge impedisce di bere un cappuccino alle quattro del pomeriggio o dopo una carbonara. Ma è una di quelle abitudini che permettono di riconoscere abbastanza facilmente un turista straniero seduto al tavolo accanto.
2.Stravolgere l’ordine delle portate
Antipasto, primo, secondo con contorno, dolce, caffè e magari amaro. La BBC paragona il pasto italiano a una sinfonia che procede per movimenti successivi.
Non significa, naturalmente, che ogni volta che ci sediamo al ristorante mangiamo sei portate. Possiamo tranquillamente saltarne alcune, ma difficilmente chiederemmo di servire tutto insieme, come invece avviene in altre culture gastronomiche: basta pensare alla cucina cinese o alle meze mediorientali.
C’è poi una differenza che può sorprendere chi arriva dall’estero: la pasta in Italia non è un contorno. È un primo piatto. E anche l’insalata generalmente non viene servita come entrée prima del resto del pasto, ma può accompagnare il secondo come contorno.
3.Mettere il parmigiano sul pesce

È probabilmente una delle regole più famose della cucina italiana: niente formaggio sulla pasta con il pesce.
La BBC allarga il discorso alla tradizionale separazione tra mare e monti, spiegando che pesce da una parte e formaggi e carne dall’altra appartengono storicamente a mondi gastronomici differenti. Tutto il pasto dovrebbe rispettare questa separazione: dopo un’insalata di polpo e patate come antipasto, è più probabile ordinare spaghetti alle vongole o un fritto di calamari piuttosto che tagliatelle al ragù e bistecca.
In realtà, ci sentiamo di dire che nella cucina regionale italiana esistono ricette che abbinano pesce e formaggio e anche gli chef contemporanei giocano spesso con questo incontro. La stessa BBC cita, per esempio, pasta con cozze e pecorino.
Una cosa, però, continua a provocare una certa resistenza: chiedere automaticamente una spolverata di parmigiano su qualsiasi piatto di pasta. Se davanti avete degli spaghetti alle vongole, meglio assaggiarli prima così come sono stati pensati.
4.Chiedere di cambiare gli ingredienti di un piatto

Un altro consiglio della BBC ai viaggiatori riguarda le modifiche alle ricette. Nei ristoranti italiani, sostiene l’articolo, i piatti tendono a essere meno personalizzabili rispetto a quanto accade in altri Paesi.
Chiedere di sostituire un formato di pasta, eliminare diversi ingredienti e aggiungerne altri fino a trasformare completamente la ricetta può quindi risultare insolito.
Diverso è naturalmente il caso di allergie, intolleranze ed esigenze alimentari. Anche chiedere di eliminare un ingrediente problematico è perfettamente normale. Il punto, insomma, non è pretendere di mangiare tutto esattamente come stabilisce la tradizione, quanto evitare di ridisegnare completamente un piatto presente nel menu.
5.Mangiare gli stessi piatti in tutta Italia

Pizza a Napoli, pesto a Genova, carbonara e cacio e pepe a Roma, bistecca alla fiorentina a Firenze, cicchetti nei bacari di Venezia, accompagnati da Aperol Spritz. Tra i consigli della BBC ce n’è uno particolarmente sensato: quando si viaggia in Italia, vale la pena mangiare locale.
La cucina italiana, del resto, è profondamente regionale. Ricette, ingredienti e prodotti cambiano non soltanto attraversando i confini tra una regione e l’altra, ma spesso nel giro di pochi chilometri.
Per questo ordinare sempre gli stessi grandi classici della cucina italiana significa perdersi una parte importante del viaggio. Il consiglio della BBC è semplice: prima di scegliere, chiedete qual è il piatto, il prodotto o la specialità per cui è conosciuto il luogo in cui vi trovate.
Per la BBC, mangiare al ristorante in Italia è prima di tutto un rito sociale. Si mangia, si parla, si beve vino e si lascia trascorrere il tempo tra una portata e l’altra.
Anche in questo caso la descrizione è forse un po’ romantica: non tutti i pranzi italiani durano ore e non tutte le cene finiscono a mezzanotte. Ma è vero che, soprattutto quando si mangia fuori in compagnia, il tempo trascorso a tavola fa parte dell’esperienza.
Il consiglio rivolto ai turisti è quindi quello di non avere troppa fretta. E soprattutto di non aspettarsi necessariamente i ritmi di servizio a cui sono abituati nel proprio Paese.
6.Avere fretta a tavola

Per la BBC, mangiare al ristorante in Italia è prima di tutto un rito sociale. Si mangia, si parla, si beve vino e si lascia trascorrere il tempo tra una portata e l’altra.
Anche in questo caso la descrizione è forse un po’ romantica: non tutti i pranzi italiani durano ore e non tutte le cene finiscono a mezzanotte. Ma è vero che, soprattutto quando si mangia fuori in compagnia, il tempo trascorso a tavola fa parte dell’esperienza.
Il consiglio rivolto ai turisti è quindi quello di non avere troppa fretta. E soprattutto di non aspettarsi necessariamente i ritmi di servizio a cui sono abituati nel proprio Paese.
7.Saltare l’amaro
Caffè e ammazzacaffè: così termina il pasto italiano, dolce incluso. E l’ammazzacaffè è di solito un amaro oppure il limoncello, generalmente offerto dal gestore del locale e diverso a seconda della regione.
Ovviamente non è un obbligo ma possiamo concordare con la BBC che sia un’abitudine italiana molto diffusa. Il nostro paese, del resto, ha una grande tradizione di amari e digestivi, spesso preparati con erbe, radici, scorze di agrumi e altri ingredienti legati al luogo di produzione. Se siete in viaggio, chiedere quale sia la specialità locale può riservare qualche sorpresa.
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Ok ma gli italiani rispettano davvero tutte queste regole?

Le sette regole raccolte dalla BBC raccontano qualcosa di vero sul nostro rapporto con il cibo ma inevitabilmente semplificano un Paese in cui le abitudini cambiano da regione a regione e, spesso, da famiglia a famiglia.
Ci sono italiani che bevono cappuccino nel pomeriggio, altri che non ordinano mai l’amaro e ristoranti più che disponibili a modificare un piatto. Anche il confine tra pesce e formaggio è molto meno invalicabile di quanto si potrebbe pensare.
Più che un galateo da seguire alla lettera, quindi, queste regole raccontano alcune abitudini profondamente radicate nella cultura gastronomica italiana. Con una possibile eccezione: se al ristorante chiedete del parmigiano da mettere sugli spaghetti alle vongole, preparatevi almeno a qualche sguardo perplesso.
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