Elogio della lentezza a tavola e non solo

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 04/05/2018

Ritmi frenetici e velocità si sono impadroniti di noi. Le nostre giornate sono un susseguirsi di faccende e impegni da fronteggiare il più rapidamente possibile. Abbiamo perso sicuramente il valore della lentezza. Lo abbiamo perso al punto che ora diamo una connotazione negativa alla parola lentezza. Concetto che invece si porta dietro tante sensazioni positive. 

In occasione della Giornata della Lentezza (7 maggio 2018) ci sono venute in mente alcune emozioni legate al cibo e alle nostre radici che hanno nel loro lento svolgimento il senso più profondo. Il caffè, vero e proprio rito sacro al sud, il ragù, un amore che unisce l’Italia intera, e il brasato che richiama il calore delle tavole del nord. 

Cialde e capsule sono entrate nelle case di praticamente tutti noi con relativi, indubbi, vantaggi. Ma vogliamo parlare del piacere della moka? Della sua lentezza intrinseca. La preparazione è un rito, che richiede precisione e amore. Prima l’acqua, poi il caffè da disporre con grande cura – ognuno lo fa con la propria tecnica – come ha raccontato persino Eduardo De Filippo.

Sì perché a Napoli è una religione, ma anche nel resto del sud non si scherza. E gli amanti del vintage, alla moka preferiscono sicuramente la cuccuma o cuccumella, la cara vecchia macchinetta napoletana. Il suo borbottio, che cresce sempre più, mentre contemporaneamente si diffonde l’aroma è quanto di più vicino ci sia alla sensazione di casa, di famiglia.  

Così come accade con il ragù. Alzi la mano chi non pensa che quello della mamma/nonna sia il migliore in assoluto. La parola ragù deriva dal francese ragoûter, cioè “risvegliare l’appetito”. Ciò che accade puntualmente quando il profumo del sugo e della carne iniziano a inondare le stanze di casa. Proprio come il caffè, un lento e piacevole crescendo, che in questo caso dura ore e culmina nella prima goduriosa forchettata. Il ragù è una bontà che richiede di essere coccolata e che costringe ad alzarsi presto la mattina per poterlo mettere in tavola a pranzo. Da nord a sud, da casa a casa, ognuno ha la propria ricetta: quello alla bolognese ha conquistato il mondo, a Napoli s’impazzisce per la Genovese, mentre a Genova quello tradizionale si chiama ‘tuccu’. Ciò che non cambia mai sono gli ingredienti principali: l’amore e l’attenzione.

Ma il termine francese da cui è nata la parola ragù, originariamente indicava dei piatti di carne stufata con abbondante condimento. Ecco dunque un’altra specialità che in Italia ci viene piuttosto bene: qui la mente va al brasato, sontuoso secondo piatto che ci porta in Piemonte, in Lombardia, ma non solo. Prima la marinatura con le verdure, un matrimonio che deve durare qualche ora, poi la lunga e delicata cottura. Sempre con le coccole, come per il ragù: bisogna assaggiare, aggiustare, ascoltare, annusare e aspettare. Un’esperienza a sé, prima di quella che ci aspetta poi a tavola, ma che ci chiede di rallentare per potercela godere. Anche perché, è innegabile che da quando ci siamo fatti tentare dalla velocità e dalla frenesia sono cominciati alcuni problemi. Basti pensare a come ci sentiamo dopo aver mangiato una pizza non lievitata per bene… 

La vita che facciamo non ci permette di abbandonarci quotidianamente a questi piaceri e allora sarebbe bello riuscire a ritagliarsi almeno un giorno alla settimana da dedicare alla lentezza. Così da non dimenticare tradizioni e piaceri che fanno parte del nostro bagaglio culturale e della nostra memoria. Rallentiamo quindi. La lentezza crea spazi per pensare, per apprezzare. E, quindi, per gustare.  

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L'Autore

Giornalista

Curioso prima di tutto, poi giornalista. E questa curiosità della vita non poteva che portarmi ad amare i viaggi e il cibo in ogni forma. Fotocamera e taccuino alla mano, amo imbattermi in storie nuove da raccontare.