I giorni della merla: perché si chiamano così, leggenda e piatti tipici

I giorni della merla: perché si chiamano così, la leggenda e i piatti tipici

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 14/01/2026

I giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio e, secondo la tradizione popolare italiana, coincidono con i giorni più freddi dell’anno. Intorno a queste date ruotano leggende, credenze contadine, proverbi e riti che uniscono clima, cicli agricoli e cucina invernale.

La tradizione vuole che se questi giorni sono particolarmente freddi, la primavera sarà bella e precoce, mentre se sono miti arriverà più tardi. Nonostante le moderne oscillazioni climatiche possano far vacillare questa convinzione, il fascino di questa leggenda resta intatto soprattutto nelle regioni del Nord Italia.

Non a caso si dice: “Quando canta il merlo, siamo fuori dell’inverno”, a indicare che il ritorno del canto di questo uccello segna la fine definitiva del grande gelo.

Quali sono i giorni della merla

I giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio, ovvero quelli che, secondo la credenza popolare, rappresentano i giorni più freddi del calendario.

È chiara la derivazione contadina di questa credenza: fin dai tempi degli antichi romani gennaio, che prende il nome dal dio Giano, simbolo di cambiamento, racchiude in sé significati profondi. Inizia un nuovo anno, con tutte le credenze legate a questa ricorrenza, ed è un mese che traghetta da una stagione all’altra: a fine gennaio, insomma, la primavera non sembra più così lontana. Non è un caso che il 17 gennaio si celebri anche Sant’Antonio con i tradizionali falò, a simboleggiare la vittoria della luce sul buio (a Napoli invece Sant’Antonio è legato alla pizza, la cui giornata mondiale cade proprio il 17 gennaio).

Perché si chiamano giorni della merla: la leggenda

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Perché si chiamano proprio giorni della merla? Se avete a casa un bambino in età da scuola elementare, probabilmente avrete sentito la filastrocca che narra la leggenda. La versione più diffusa racconta la storia di una merla dal piumaggio bianco e candido che, per proteggersi dal gelo, si rifugia in un comignolo. Dopo tre giorni passati al riparo dal freddo, ne esce completamente nera a causa della fuliggine. Da quel momento in poi, secondo la leggenda, tutti i merli nascono con le piume scure, benché in realtà siano i maschi ad avere il tipico colore nero.

Altri racconti collegano il nome a episodi storici o aneddoti locali, ma il filo conduttore resta il simbolismo legato al freddo e alla resistenza.

Dove si celebrano i giorni della merla in Italia

Anche se non sono considerati una vera e propria festività, in molte regioni italiane i giorni della merla sono accompagnati da tradizioni locali e celebrazioni, soprattutto nei piccoli comuni.

In Lombardia alcuni paesi organizzano eventi folkloristici che rievocano antiche storie legate al gelo invernale. A Lodi, per esempio, i giorni della merla sono celebrati con canti rituali lungo le rive del fiume Adda: due cori si dispongono sulle sponde opposte e si scambiano versi in botta e risposta, intonando canzoni popolari. 

A Pieve di Ledro in Trentino, si tiene il Tuffo della Merla, dove i partecipanti si tuffano nelle acque gelide del lago di Ledro. A Macerata, nelle Marche, si tiene un festival invernale chiamato proprio I Giorni della Merla. Anche in Emilia-Romagna e Piemonte la tradizione è sentita, con feste paesane che uniscono il folclore alla gastronomia.

Cosa si mangia nei giorni della merla

ricette verza
Cassoeula e polenta

La cucina dei giorni della merla è fortemente legata ai piatti invernali, ricchi e sostanziosi. Tra i protagonisti spiccano le zuppe e i minestroni, preparati con verdure di stagione come cavoli, verze (che per essere buone devono aver preso il gelo) e legumi.

In Lombardia, è tradizione mettere in tavola piatti come la cassoeula, a base di verza e carne di maiale, simbolo del connubio tra semplicità e gusto, e ovviamente la polenta, piatto invernale simbolo del Nord Italia. In Brianza è la stagione del risotto con la luganega mentre in Piemonte si celebra con la bagna cauda, la salsa calda a base di acciughe, aglio e olio, ideale per intingere verdure invernali.

Nelle Marche e in Emilia-Romagna non mancano i vincisgrassi e i passatelli in brodo, che rappresentano piatti di conforto durante il freddo. Per concludere, dolci semplici ma calorici come le castagnole o le frittelle, oppure il torcolo di San Costanzo, tipico ciambellone preparato in Umbria il 29 gennaio. Spesso accompagnati da un bicchiere di vino cotto o vin brulé, sono il tocco finale perfetto.

I giorni della merla in breve

Perché si chiamano giorni della merla?
Il nome deriva da una leggenda popolare secondo cui una merla dal piumaggio bianco, per ripararsi dal freddo, si rifugiò in un comignolo e ne uscì nera di fuliggine dopo tre giorni.

Che cosa sono i giorni della merla?
Sono gli ultimi tre giorni di gennaio, 29, 30 e 31, tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno.

Cosa succede se i giorni della merla sono freddi o caldi?
Secondo il proverbio, giorni molto freddi annunciano una primavera precoce, mentre temperature miti farebbero presagire un inverno più lungo.

Esistono piatti tipici legati ai giorni della merla?
Sì, la tradizione gastronomica propone piatti invernali ricchi come polenta, zuppe, minestre, cassoeula e preparazioni in brodo.



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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici