Le chiocciole del Metodo Cherasco arrivano in Marocco

L’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco continua la conquista del Nord Africa ed espande il brand Chiocciola Metodo Cherasco

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 31/01/2019

La chiocciola italiana del Metodo Cherasco cambierà il volto dell’agricoltura del Marocco. Venerdì 25 gennaio a Marrakech Simone Sampò, presidente dell’associazione nazionale Elicicoltori ha firmato un patto di alleanza binazionale per lo sviluppo del Metodo Cherasco in Marocco assieme a Madame Nadia Babrahim Presidente de la Fédération Interprofessionnelle d’Héliciculture del Marocco e lunedì 28 gennaio è stato concretizzato l’accordo binazionale e la costituzione di una società che sarà gestita al 50% Istituto Internazionale di Elicicoltura e dalla Federazione marocchina.

Babrahim ha scelto il Metodo Cherasco per il suo sviluppo, motivandolo così “Il nostro obiettivo come fédération interprofessionnelle de l’héliciculture del Marocco è di sviluppare i mercati emergenti e la produzione marocchina all’interno del nostro paese, e impostare progetti di co-sviluppo tecnologico con standard internazionali. A tal fine, il metodo di Cherasco è stato scelto perché ha un’esperienza di fama mondiale nel campo dell’elicicoltura”.

Simone Sampò aggiunge: “Il progetto è partito dal settore dell’elicicoltura, grazie alla collaborazione con la Federazione del Marocco, che ha creduto da subito nella Chiocciola Metodo Cherasco, sposandone in pieno la filosofia e volendo esportare questo nostro sistema. L’Europa ha il dovere di aiutare paesi come l’Africa con progetti sostenibili e di economia circolare: l’Elicicoltura 2.0 è infatti in grado di essere una vera e propria fonte di sviluppo attraverso sostegno costante, una filiera ricca e posti di lavoro concreti. Dal settore economico, a quello agricolo e imprenditoriale, stiamo avviando insieme delle basi che potranno essere di grande opportunità per il futuro” – ha dichiarato Simone Sampò, che con i suoi collaboratori ha voluto andare oltre il mondo dell’elicicoltura.

L’ambasciatore Italiano in Marocco Barbara Bregato espone l’immenso potenziale della collaborazione: “Oggi inizia una bella collaborazione tra Italia e Marocco, un esempio positivo di quello che due paesi, due popoli possono fare per i propri cittadini. L’elicicoltura 2.0 è un modello alternativo al modello tradizionale di allevamento delle chiocciole, l’Italia possiede un’esperienza riconosciuta a livello internazionale ed è in grado di esportare e condividere queste conoscenze. Questo progetto si inserisce bene nel piano di sviluppo del Marocco e offre reali opportunità”.

Elicicoltura 2.0

L’hanno chiamata Elicicoltura 2.0 perché si tratta di una vera rivoluzione, che punta sulle necessità dei mercati ma soprattutto dei suoi allevatori: l’Istituto di Elicicoltura di Cherasco, infatti, è il primo a offrire assistenza costante e completa ai propri produttori, dalla costruzione dell’impianto a tutti i processi che ne derivano, è presente sul campo.
Il potenziale spazio di crescita della Chiocciola Metodo Cherasco è altissimo, pari all’80%: questo perché ancora oggi le lumache arrivano in grossa quantità da paesi esteri quali la Romania, la Tunisia, l’Algeria o il Marocco. Un prodotto che però è di bassissima qualità e che non è sottoposto ai controlli sanitari obbligatori, e impedisce al mercato elicicolo italiano di crescere. La chiocciola italiana, infatti, risponde solo al 20% della richiesta nazionale di prodotto. L’Istituto ha un grande piano di sviluppo per valorizzare i propri impianti e l’elevata qualità delle sue lumache e per far crescere la propria filiera.
Attenzione particolare è data alla blue economy e all’economia circolare, attraverso veri e propri progetti di sostenibilità: della chiocciola “non si butta via niente”, il guscio e la carne nell’alta gastronomia, la bava di lumaca nei prodotti medici e cosmetici. Dall’accordo con il gruppo Dimar, gli scarti ortofrutticoli dei supermercati andranno alle chiocciole e alla loro alimentazione, interamente naturale. Quella della sostenibilità è una strada intrapresa da tempo a Cherasco, ora ancor più funzionale.

 

La potenza della chiocciola

Il mercato dell’Elicicoltura in Italia fattura 220 milioni di euro all’anno e conta 900 impianti elicicoli. Il 75% degli impianti utilizza il disciplinare del Metodo Cherasco con un indotto di 12.000 persone. La richiesta di chiocciole italiana viene soddisfatta dalla produzione italiana solo per il 20%. L’80% arriva dall’estero e spesso si tratta di un prodotto di scarsa qualità.
La regione Piemonte incide molto: il 20% del fatturato totale è suo, grazie anche alla presenza della Lumacheria Italiana – l’azienda di prodotti gastronomici dell’Istituto. Il Marocco investirà nell’operazione 9 milioni di euro in tre anni dando lavoro a circa 12.000 persone.

Ed è anche motore di turismo, come evidenzia Luigi Barbero Presidente Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero: “Chiocciola Metodo Cherasco è un’eccellenza del territorio dopo il Tartufo Bianco d’Alba e il Barolo, straordinaria ambasciatrice non solo del Piemonte ma anche dell’Italia nel mondo, come proposta gastronomica e turistica. Sostengo insieme alle Istituzioni locali la mission del progetto, una collaborazione che è testimonianza della grandezza del progetto dell’Istituto di Cherasco: un sistema imprenditoriale di successo, una filiera che tocca i mercati più redditizi, una fitta rete di competenze e soprattutto una realtà sostenibile al passo con le più avanzate forme di economia circolare. ”

Claudio Bogetti Sindaco di Cherasco : “E’ un orgoglio per tutta la città di Cherasco di vedere l’avvio di una così importante collaborazione con il Marocco. L’Istituto IdE e l’ANE stanno facendo un grande lavoro portando la chiocciola Metodo Cherasco quindi il nome della città in tutto il mondo. Questo è un ottimo volano per il nostro turismo. Il Festival Noi le Chiamiamo Chiocciole, che si è tenuto a settembre, ha radunato a Cherasco oltre 20.000 visitatori tra operatori, famiglie e “chiocciole lovers” a conferma che questo evento è uno dei più importanti del nostro territorio.”

 

 

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