Pasqua, uova di gallina battono quelle di cioccolata, 10 a 1. - InformaCibo

Pasqua, uova di gallina battono quelle di cioccolata, 10 a 1.

Il focus di Coldiretti. Gli italiani spenderanno quasi 120 milioni di euro nell’acquisto durante la Settimana Santa

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 27/03/2018

Saranno circa 400 milioni le uova ruspanti consumate durante la Settimana Santa sulla tavola degli italiani: usate per ricette tradizionali, ma anche sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate o consumate in prodotti artigianali e industriali .

E’ quanto stima la Coldiretti, in occasione dell’inizio della settimana Santa che si conclude con la Pasqua, nel sottolineare che si tratta di un numero superiore di circa dieci volte a quelle di cioccolata e che ad essere preferite sono quelle garantite senza ogm, allevate a terra e biologiche. Complessivamente si stima che – precisa la Coldiretti – gli italiani spenderanno quasi 120 milioni di euro nell’acquisto di uova di gallina da consumare direttamente o nella preparazione di primi piatti e dolci.

Tradizioni che resistono

Una tradizione, quella delle uova fresche, che resiste nel tempo con piatti e ricette della tradizione: asparagi e uova (vovi e sparasi) in Veneto, torta pasqualina in Liguria, la pastiera in Campania e la scarcedda in Basilicata continuano a regnare sulle tavole della Pasqua.

Si mantiene dunque l’usanza di considerare l’uovo come simbolo di rinascita e buon augurio in Occidente dal 1176, quando re Luigi VII rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo – ricorda la Coldiretti – il capo dell’Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti delle sue terre, incluse un gran numero di uova che furono poi dipinte e distribuite al popolo. Una usanza tramandata dai persiani che, già cinquemila anni fa, festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio delle uova “portabene” contro pestilenze e carestie secondo un rito che resiste ancora ai giorni nostri.

Uova, +4,8% nel 2017. Vince il made in Italy

Negli ultimi 30 anni  i consumi nazionali di uova sono aumentati raggiungendo la cifra record di 13 miliardi di pezzi all’anno che significa una media di circa 215 uova a testa, quasi interamente Made in Italy. Nel solo 2017 si è verificata una crescita in valore del 4,8% negli acquisti, grazie all’offerta di una platea di 40 milioni di galline ovaiole presenti in 14.400 allevamenti italiani secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

Circa la metà delle uova proviene dal nord Italia con il 17% dalla Lombardia e il 16% rispettivamente in Emilia Romagna e Veneto, ma si tratta di un prodotto presente su tutto il territorio nazionale e che si può acquistare ovunque: dai negozi ai supermercati fino ai mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove si possono trovare quelle ruspanti che arrivano dagli allevamenti locali.

Segno di una maggiore attenzione all’ambiente e alla naturalità degli alimenti  è anche l’aumento delle vendite registrato nel 2017 per le uova prodotto da galline allevate all’aperto (+31%), per quelle con spazi a terra (+19%) e il comparto bio (+14%).

Cosa dice l’etichetta

Le uova di gallina hanno un sistema di etichettatura obbligatorio che permette di risalire a provenienza e il metodo di allevamento. Si può risalire al tipo di allevamento tramite un codice numerico (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A questi dati si aggiungono – conclude la Coldiretti –  quelli relativi alle categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).

Fonte: Coldiretti

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