Sardegna a tavola: i dolci tipici di tradizione

di Ines Roscio Pavia

Ultima Modifica: 09/04/2019

I dolci sardi sono una vera golosità, le cui ricette sono tramandate da generazione in generazione, sempre in gara fra di loro affinchè si possa scoprirne il particolare sapore o la sfumatura di un retrogusto. Appagano sia il gusto che la vista. Tanto belli da renderli preziosi, come le seadas (foto in alto), che sono tortelli fritti con ripieno di pecorino e miele di castagno.

I più elaborati si presentano per le feste pasquali e natalizie, per il carnevale, per le nozze, a dir meglio per ogni evento.
Da un terra aspra, forte e generosa non potevano che nascere biscotti del tutto speciali. I savoiardi sardi, pistocheddus, dall’apparenza molto semplice, ma dal gusto infinito.

La primavera porta le “pardulas” cestini di pasta croccante al gusto di limone e arancia, ripieni di freschissima ricotta.
Per San Giuseppe non possono mancare le zeppole. Ogni località ha la sua ricetta tradizionale, considerata sempre la migliore. Sono dolcetti fritti o al forno, al sapore di amarena: assaporato il primo ti senti invogliato a mangiarne un’altro. Altra golosità le frittelle di ricotta, soffici nuvole di ricotta dolce, fresca, di buon latte, fritte e spolverate di zucchero a velo.

A Pasqua le vetrine si adornano di leccornie preparate con grande abilità manuale. Fra le tante composizioni, ne noto alcune. Le coccoi cun s’ou (pane sardo con uovo). In un tripudio di pane in glassa bianca che ricorda la leggerezza di una trina, si inseriscono le uova sode in bella vista.
Il piatto accanto, una variante di pasticcini di mandorle arricchite da decorazioni elaborate su tema pasquale. Di forma fantasiosa ed elegante, ecco le formaggelle (casadinas): sono dolci preparati con la ricotta, uvetta, zafferano, succo di arancia, cotti al forno. La pasta viene rialzata ai bordi in modo da creare un piccolo cestello a forma di stella, contenente il ripieno.

Le biancheddus assomigliano alle meringhe, ma hanno un gusto ed una consistenza particolare, l’interno è cremoso profumato al limone.
In Barbagia non possono mancare i “pistiddu” un dolce tipico formato da due strati di pasta ripieni di saba di mosto, oppure di fichi d’India, di mele cotogne o miele, insaporiti da spezie, finemente decorati a mano. Derivano da un antico rito pagano quando si osservano le forme del fumo per trarne auspici. Ora si preparano alla festa di San Antonio Abate per invocare eventi favorevoli.

I dolci per il matrimonio hanno un alto valore simbolico. Evocano abbondanza e prosperità, sono bianchi, decorati con cuori (sos coros), colombe, grappoli d’uva, culle, tanto elaborati da meritare la dicitura di “druccis finis” (dolci fini), offerti non solo agli invitati, ma anche a chi casualmente passa davanti alla casa degli sposi.

La pasticceria è un’arte, fascinosa ed accattivante …….. un’arte molto, molto golosa!

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