Storia di come ci siamo innamorati del sushi con salmone: c’entra la Norvegia
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 16/06/2025
Oggi è difficile immaginare un menu di sushi senza il classico nigiri con la fetta di salmone crudo adagiata sul riso. Per molti di noi, è il sushi per eccellenza, simbolo della cucina giapponese. Eppure, non è sempre stato così.
Il sushi con salmone, che oggi diamo per scontato, è in realtà frutto di un’idea nata non in Giappone, ma in Norvegia. Fu nel 1985 che un gruppo di norvegesi, armato di lungimiranza e spirito pionieristico, volò a Tokyo con un obiettivo preciso: convincere i giapponesi a utilizzare il salmone norvegese crudo per preparare il sushi. Un’idea che all’epoca sembrava quasi una provocazione, ma che avrebbe finito per rivoluzionare la cucina giapponese moderna e conquistare il mondo intero, Italia compresa.
Quando il sushi incontrò il salmone (norvegese)

Fino a quel momento, il salmone non rientrava tra gli ingredienti tradizionali del sushi. Le varietà selvatiche, infatti, erano considerate rischiose per il consumo a crudo a causa della possibile presenza di parassiti. I giapponesi preferivano il tonno, protagonista indiscusso della cucina nipponica.
Ma i norvegesi avevano un vantaggio competitivo: un salmone d’allevamento sicuro, controllato e di qualità. L’intuizione si concretizzò nel Project Japan, che nei dieci anni successivi lavorò per far conoscere il salmone norvegese ai consumatori giapponesi attraverso cene promozionali, degustazioni e incontri con ristoratori e importatori. I risultati non furono immediati, ma con il tempo la costanza premiò l’audacia norvegese.
Nel 1980 la Norvegia esportava in Giappone appena due tonnellate di salmone. Vent’anni dopo erano diventate oltre 45mila. Da lì, la diffusione fu inarrestabile: oggi il sushi con il salmone è uno dei piatti più iconici al mondo, nonché simbolo della fusione tra culture gastronomiche lontane ma capaci di dialogare con successo.
L’Italia e la passione per il sushi

Nessun Paese europeo ha abbracciato il sushi al salmone norvegese con lo stesso entusiasmo dell’Italia. In occasione del World Sushi Day, che si celebra il 18 giugno, il Norwegian Seafood Council ha reso noti alcuni dati che confermano la portata di questo fenomeno: nel 2024 gli italiani hanno consumato circa 140mila tonnellate di salmone norvegese, mentre nei primi mesi del 2025 le esportazioni hanno già superato le 22.600 tonnellate, segnando un +28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Oggi quasi il 10% dell’intera produzione norvegese di salmone è destinata al nostro Paese. Una cifra impressionante che testimonia come il salmone non sia più solo un ingrediente, ma una presenza stabile nelle nostre abitudini alimentari, complice anche la diffusione di poke bowl, sushi e sashimi come alternative alla cucina tradizionale.
Sushi e salmone: un amore che parte da lontano

Secondo una recente indagine del Norwegian Seafood Council, il 93% degli italiani che consumano pesce ha mangiato almeno una volta in un ristorante sushi o fusion nell’ultimo mese, e quasi la metà ha scelto un locale specializzato in poke. Tra i consumatori abituali, il salmone viene consumato in media tre volte al mese, con picchi tra i giovani tra i 18 e i 34 anni.
“Il sushi è una delle espressioni più raffinate della cucina giapponese, ma la storia del salmone norvegese nel sushi è il simbolo di quanto la contaminazione culturale possa generare innovazione e gusto – spiega Tom Jørgen Gangsø, direttore Italia del Norwegian Seafood Council -. In Italia, questa unione ha trovato terreno fertile: oggi il sushi con il salmone non è solo un piatto, ma un’abitudine, una passione quotidiana”.
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