Storia di come ci siamo innamorati del sushi con salmone: c’entra la Norvegia
Oggi è uno dei protagonisti della cucina giapponese, ma il salmone nel sushi è una tradizione molto più recente di quanto si possa pensare
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 17/06/2026
Oggi è difficile immaginare un menu di sushi senza il classico nigiri con la fetta di salmone crudo adagiata sul riso. Per molti di noi, è il sushi per eccellenza, simbolo della cucina giapponese. Eppure, non è sempre stato così.
Il sushi con salmone, che oggi diamo per scontato, è in realtà frutto di un’idea nata non in Giappone, ma in Norvegia. Fu nel 1985 che un gruppo di norvegesi, armato di lungimiranza e spirito pionieristico, volò a Tokyo con un obiettivo preciso: convincere i giapponesi a utilizzare il salmone norvegese crudo per preparare il sushi. Un’idea che all’epoca sembrava quasi una provocazione, ma che avrebbe finito per rivoluzionare la cucina giapponese moderna e conquistare il mondo intero, Italia compresa.
Quando il sushi incontrò il salmone norvegese

Fino a quel momento, il salmone non rientrava tra gli ingredienti tradizionali del sushi. Le varietà selvatiche, infatti, erano considerate rischiose per il consumo a crudo a causa della possibile presenza di parassiti. I giapponesi preferivano il tonno, protagonista indiscusso della cucina nipponica.
Ma i norvegesi avevano un vantaggio competitivo: un salmone d’allevamento sicuro, controllato e di qualità. L’intuizione si concretizzò nel Project Japan, che nei dieci anni successivi lavorò per far conoscere il salmone norvegese ai consumatori giapponesi attraverso cene promozionali, degustazioni e incontri con ristoratori e importatori. I risultati non furono immediati, ma con il tempo la costanza premiò l’audacia norvegese.
Nel 1980 la Norvegia esportava in Giappone appena due tonnellate di salmone. Vent’anni dopo erano diventate oltre 45mila. Da lì, la diffusione fu inarrestabile: oggi il sushi con il salmone è uno dei piatti più iconici al mondo, nonché simbolo della fusione tra culture gastronomiche lontane ma capaci di dialogare con successo.
La passione dell’Italia per il sushi

Se il Giappone è la patria del sushi, l’Italia è oggi uno dei Paesi europei che lo ha accolto con maggiore entusiasmo. A confermarlo sono i dati presentati in occasione del World Sushi Day, celebrato ogni anno il 18 giugno. A confermarlo sono i dati presentati in occasione del World Sushi Day. Secondo Just Eat, nel 2025 gli italiani hanno ordinato oltre 714 mila chili di sushi tramite la piattaforma, con una spesa media di 46,37 euro per ordine. Roma, Genova e Milano guidano la classifica delle città più appassionate, mentre a livello europeo l’Italia si colloca al terzo posto per volumi di ordini, dietro Germania e Paesi Bassi.
Anche il Norwegian Seafood Council fotografa una crescita costante del fenomeno. Secondo una ricerca realizzata da Circana nel 2025, quasi il 70% del consumo di salmone nei canali out of home italiani è legato al sushi. Una quota in costante crescita: nel 2019 rappresentava il 66%, mentre oggi sfiora il 69%. Il dato racconta come il sushi sia passato dall’essere una proposta etnica di nicchia a una presenza stabile nelle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto nei pasti consumati fuori casa.
A trainare questa evoluzione è anche la crescita stessa del comparto sushi, che nel 2025 ha registrato un incremento dell’11,5% rispetto all’anno precedente, contro il +4% delle altre preparazioni a base di salmone. Un segnale che conferma il ruolo centrale del sushi nello sviluppo del mercato del salmone in Italia.
Sushi e salmone, un amore che parte da lontano

Oggi il salmone è il protagonista indiscusso di molti menu sushi, dai nigiri ai sashimi fino agli uramaki e alle poke bowl. Un risultato che fino agli anni Ottanta sarebbe sembrato improbabile, visto che in Giappone il pesce simbolo del sushi era soprattutto il tonno. L’arrivo del salmone norvegese ha cambiato progressivamente le abitudini di consumo, fino a trasformarlo in uno degli ingredienti più richiesti nei ristoranti giapponesi e fusion di tutto il mondo.
“Il sushi, uno dei simboli della cucina etnica, da tempo non rappresenta più una nicchia, ma parte integrante della dieta quotidiana, soprattutto tra i giovani – spiega Tom Jørgen Gangsø, country director Italy del Norwegian Seafood Council -. In Italia questa trasformazione è ancora più evidente: il salmone è diventato un ingrediente identitario del consumo fuori casa, capace di unire qualità, sicurezza e versatilit”.
A oltre 30 anni dall’intuizione che portò il salmone norvegese sulle tavole giapponesi, il connubio tra sushi e salmone continua dunque a essere uno degli esempi più riusciti di incontro tra culture gastronomiche diverse. Una storia iniziata tra i fiordi della Norvegia e i ristoranti di Tokyo che oggi passa anche dai milioni di nigiri, sashimi e uramaki consumati ogni anno dagli italiani.
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