Il vin brulé dell’Emilia Romagna

La ricetta, gli ingredienti, le origini, la storia, le motivazioni che hanno fatto ottenere al vin brûlé il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale.

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 20/11/2018

E’ la bevanda della stagione fredda per eccellenza il Vin Brulé. La conoscono tutti: profuma le gite in montagna e le giornate ai mercatini di Natale. Non tutti sanno però che questo gustoso vino caldo speziato è anche un prodotto agroalimentare tradizionale dell’Emilia Romagna.
Nell’elenco ufficial dei PAT della Regione infatti, spicca anche il famoso vino, che si fa sempre con spezie e agrumi,e si abbina all’immancabile vino locale, il Sangiovese.

Ma come mai il vin brulé è un prodotto agroalimentare tradizionale riconosciuto proprio dall’Emilia Romagna? E cosa c’entra col bisò di Faenza? Ecco un approfondimento.

Ma prima, partiamo dalle basi.

Le origini del vin brulé

Di vin brulé e di versioni “locali” per preparare la ricetta perfetta l’Europa è ricca. Ma anche l’Emilia Romagna. D’altronde dal centro Italia e dagli antichi romani sembra risalisse l’usanza di speziare il vino, a volte con presunte proprietà medicamentose, a volte per “sanare” sapori guasti o di vini non proprio eccellenti (i vini di allora non erano come quelli di oggi).
Di epoca romana c’era infatti il conditum paradoxum, a sua volta probabilmente di origine greca. Sarebbe questo l’antenato del vin brulé.

De Re coquinaria Apicio

Ne parla nel De re coquinaria, il primo “gastronomo” della storia, Marco Gavio Apicio (25 a.C.-37 d.C) . Era un vino dolcificato con miele a cui venivano aggiunte spezie a più riprese, tra cui pepe, datteri zafferano. Ogni speziale ne custodiva la sua personale ricetta. Nel Medioevo c’era l’ipocras, che si beveva anche freddo.

Le spezie servivano probabilmente per aromatizzare vini rancidi o per conservarli più a lungo.

Fatto sta che il vino speziato si è diffuso in tutta Europa, dove ha preso nomi diversi: dal glögg svedese, al vin chaud francese fino al mulled wine anglosassone. E qui arriva il primo dato curioso, perchè per definire il vino caldo si utilizza anche un altro termine: bishop, che in inglese significa anche vescovo. Ogni dizionario di inglese ammette il duplice significato (come Wordreference ad esempio ). Forse la bevanda, per il suo colore rosso cupo quasi violaceo, veniva così collegata al colore della tunica dei vescovi?

 

Il bisò di Faenza

Sarà un caso che bisò, parola simile proprio a bishop, sia il termine che nel territorio di Faenza viene impiegato per dire vin brulé? Secondo altri invece bisò significa solo “bevi su”. Quello che è certo è che il vin brulé di Faenza, il bisò appunto, è una cosa seria, tanto che ogni anno a inizio gennaio viene organizzata La Nott del Bisò, alla vigilia dell’Epifania. Serata propiziatoria al termine del palio cittadino, durante la quale viene bruciato un fantoccio. Nell’attesa, si gusta appunto il vin brulé locale.

Il rogo del Niballo durante la Nott de Bisò a Faenza (foto da RomagnaFaentina.it)

Le tradizioni romagnole del vin brulé

“Per i romagnoli il vin brulé il “brulè” e basta, senza accostare il termine vino, che si riferisce solo a quello vero, puro, col suo sapore e il suo apporto alcoolico foriero di allegria. Il brulè, invece, il suo “spirito” lo perde tutto nella sua pur gioviale fiammata, per accogliere il gusto degli aromi che vi si immergono.
Era tradizione in certe località bere il brulè la sera di San Sebastiano (patrono di Solarolo). Più in generale, oltre che come simpatico compagno di conversazioni attorno al tavolo nelle fredde serate d’inverno, dedicate magari alle partite a carte, era ed è visto come bevanda particolarmente indicata per chi abbia il raffreddore, il mal di gola o sia in procinto di buscarsi un’influenza”

Dizionario della cucina romagnola. Ricette,
vini, personaggi …, a cura di E. Morini e S.
Vicarelli, Bologna,

La ricetta del Bisò

ricetta originale del vin brûlé

Nella domanda di riconoscimento del Vin Brulé tra i PAT dell’Emilia Romagna, sono segnalati anche diversi articoli di portali, giornali locali che raccontano la tradizione del vin brulé nella regione e illustrano alcune ricette per prepararlo.
Quella che vi riportiamo di seguito è la ricetta tradizionale del Bisò preparato dai fuochi dei cinque rioni durante la Nott del Bisò di Faenza.

Una ricetta fedele a diverse ricette antiche riportate in testi storici .Come quella indicata nel volume “Mangiare in Romagna – Cultura, ricette e tradizione” edito da La Greca Arti Grafiche Forlì, 2008 che riporta così:

“Versate in una casseruola un litro di vino rosso secco, aggiungete cannella, chiodi di garofano, zucchero quanto è necessario e
buccia di limone. Ponete il recipiente sul fuoco e mescolate fino a sciogliere lo zucchero.
Quando il vino comincia a bollire, facendo molta attenzione a non scottarvi, avvicinate un fiammifero alla superficie affinché l’alcool contenuto prenda fuoco e lasciate fiammeggiare fino al completo
spegnimento. Servite il vino brulè fumante e il suo aroma speziato vi delizierà”.

Ecco una delle ricette originali del vin brulè

Vin brulé

Il vin brûlé in Emilia Romagna è un istituzione. Protagonista di sagre e storie antiche, è un prodotto agroalimentare regionale ed è protagonista di un evento, la Nott del Bisò a Faenza, serata propiziatoria conclusiva del palio cittadino. Ecco una ricetta per prepararlo tratta dalla domanda per ottenere il riconoscimento PAT. 

Ingredienti

  • 1 libro vino rosso Sangiovese
  • 1 stecca cannella
  • 200 gr zucchero
  • 4 o 5 chiodi di garofano
  • 1 scorza arancia
  • 1 scorza limone

Istruzioni

  1. Prendete un limone e un'arancia e prelevate la scorza 

  2. Versate il vino in una pentola, aggiungete lo zucchero e mescolate per sciogliere con un cucchiaio di legno

  3. Appena prima che il vino vada in ebollizione, aggiungete gli aromi: le scorze di agrumi, i chiodi di garofano e la steca di cannella e lasciate sul fuoco per 5 minuti circa.

  4. Ora dovete far bruciare l’alcol, dando fuoco alla superficie della pentola.

  5.  La fiamma si spegnerà quando l'alcool sarà esaurito.

  6.  Spegnete e lasciate riposare alcuni minuti prima di servire.

Note

  • Una variante "non convenzionale" ma che regala aroma e dolcezza? Aggiungere qualche mirtillo secco o anice stellato o noce moscata al mix di spezie nel vino.
  • Con il vin brûlé puoi fare una salsa per accompagnare un altro prodotto tipico locale, le pere dell'Emilia Romagna
  • Puoi guarnire i bicchieri decorandoli con una fetta di arancia "puntellata" di chiodi di garofano. Oppure servire il vino in arance tagliate a metà e svuotate della loro polpa, come nella foto qui sotto.
    come servire il vin brûlé
    Puoi servire così il tuo vin brûlé agli ospiti

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L'Autore

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