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Ricerca Qualivita: prodotti trasformati con Dop e Igp, le opportunità per il comparto

Il primo studio sul fenomeno. Baldrighi, Origin Italia: “Consorzi asset strategico per le imprese, ora evoluzione normativa”

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 14/07/2021

Le Dop e Igp? Creano valore anche quando sono ingredienti per prodotti trasformati, purché si seguano alcune regole ben precise. Il fenomeno può aprire non solo a partnership virtuose e crescita delle filiere di valore, ma anche diventare un’arma in più contro gli illeciti e l’italian sounding.

Parla anche di questo la ricerca presentata oggi “DOP IGP valore trasformati” realizzata dalla Fondazione Qualivita con il supporto del Ministero delle politiche agricole.

L’obiettivo era proprio quello di analizzare il segmento dei prodotti trasformati con ingredienti caratterizzanti delle filiere italiane DOP IGP, con anche alcune case history che hanno fatto scuola: dal cioccolato di Modica Igp in partnership con Sammontana per dei gelati, alla nascita della Fanta con Arancia di Sicilia Igp al gorgonzola Dop nei ravioli ripieni Rana, alle collaborazioni di alcune indicazioni geografiche con Mc Donald’s.

La domanda a cui rispondere è questa:

Cosa succede quando la Dop economy italiana incontra il mondo dell’industria e dell’artigianato alimentare?

I risultati parlano di un 68% Consorzi di tutela “attivi” che hanno con­cesso l’autorizzazione all’uso della IG come ingrediente. Nel complesso si contano 13.000 autorizzazioni rilasciate negli anni dai Consorzi e dal Mipaaf, di cui 4.600 attive nel 2020 che coinvolgono circa 1.600 imprese della tra­sformazione.

Le DOP IGP sono usate soprattutto in condimenti (42% delle IG coinvolte) e primi piatti (41%), salumi (33%), dolci (31%), formaggi e gelati (25%), marmellate, pizze e bevande (23%).

Nel complesso, si stima un valore alla produzione DOP IGP destinato a prodotti trasformati pari a 260 milioni di euro che supera il miliardo di euro per l’industria e l’artigianato alimentare.

Primato italiano

Il nostro Paese,  vanta il primato mondiale di prodotti agroalimentari e vitivinicoli DOP IGP, con 840 filiere a qualità certificata che coinvolgono 180.000 operatori in tutta la penisola per una produzione che sfiora i 17 miliardi di euro.

Accanto a questo asset portante del sistema agroalimentare, vi è il settore dell’industria e dell’artigianato alimentare italiano, un comparto da oltre 81.600 imprese con un fatturato di 145 miliardi di euro.

La sinergia fra settore DOP IGP e prodotti trasformati negli ultimi anni è andata consolidandosi e rappresenta una via di crescita sempre più rilevante per molte produzioni territoriali di qualità e per le imprese della trasformazione.

L’analisi rileva un quadro normativo europeo frammentato e un “primato” italiano in termini di regolamentazione, con l’Italia unico Paese ad aver introdotto un meccanismo di autorizzazione – in capo ai Consorzi riconosciuti – per conferire una maggiore tutela alle IG.

La ricerca evidenzia anche una serie di buone pratiche e il grande potenziale del settore in termini di opportunità di mercato, e riporta delle linee guida operative per la gestione pratica delle procedure di autorizzazione e delle partnership con le aziende, per una coerente valorizzazione e tutela delle IG da parte dei Consorzi di tutela e degli operatori.

Usi illeciti delle IG

usi illeciti

La ricerca ha anche analizzato i principali usi illeciti delle IG come ingredienti riscontrati sul mercato, quali lo sfruttamento indebito della notorietà, l’evocazione, le indicazioni false ed ingannevoli sulle qualità essenziali, la mancanza dell’autorizzazione, la violazione del requisito minimo convenuto sulla quantità, lo sfruttamento indebito dell’identità visiva o della reputazione.

Le dichiarazioni

“L’alto livello qualitativo, la bontà e la certezza dell’origine sono un valore aggiunto delle nostre DOP IGP – evidenzia il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio –. Un valore aggiunto che si mantiene tale anche quando diventano ingredienti di prodotti trasformati e si traduce in un plus ulteriore per i brand più famosi, che – a loro volta – diventano uno strumento per far conoscere a un numero sempre maggiore di consumatori le eccellenze del nostro agroalimentare. I Consorzi di tutela, insieme alle istituzioni, non solo mettono in campo iniziative volte a tutelare le denominazioni, ma sono impegnati anche a far sì che la qualità dei nostri prodotti resti alta e che DOP IGP siano conosciute e apprezzate da un pubblico più vasto. In un momento in cui c’è una crescente attenzione del consumatore verso l’origine delle materie prime e una sempre maggiore richiesta di made in Italy il sodalizio con l’industria può accrescerne notorietà e distribuzione”.

“L’importante ricerca di Qualivita, conferma ancora una volta le straordinarie possibilità di sviluppo delle DOP IGP anche nel settore dei prodotti trasformati – commenta Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia – e la struttura dei Consorzi di tutela rappresenta un asset strategico per le imprese della filiera, grazie alle attività che può mettere in campo in maniera coordinata e condivisa. Auspichiamo, a partire anche dal confronto stimolato da questo studio, che il primato italiano sulla normativa dei trasformati possa consolidarsi attraverso un’evoluzione adeguata che tenga conto delle dinamiche dei mercati, dei nuovi modelli di consumo, con forte attenzione alla tutela delle Indicazioni Geografiche”.

Cesare Mazzetti, presidente della Fondazione Qualivita, afferma: “Abbiamo realizzato una ricerca specifica sul rapporto tra DOP IGP e prodotti trasformati perché riteniamo che rappresenti una via di crescita strategica per le produzioni territoriali di qualità. È il primo studio completo sul settore e vuole essere un punto di partenza per avviar un confronto concreto sullo sviluppo futuro delle IG in questo comparto, per individuare le tematiche prioritarie, capire le linee di sviluppo e partecipare alla costruzione di regole e procedure in grado di valorizzare e tutelare al meglio le DOP IGP, sfruttando le enormi potenzialità che la ricerca ha messo in evidenza”.

“La ricerca mette in luce come le DOP e IGP possano dare valore sul mercato alla nostra industria alimentare, al nostro artigianato enogastronomico e alla nostra ristorazione, veicolando tutto l’appeal dell’agricoltura italiana e del Made in Italy”, commenta Mauro Rosati, direttore di Qualivita. “Questa ricerca ci indica che dobbiamo costruire sinergie ancora più strutturate fra i comparti per rendere più efficaci le filiere, dare maggiori garanzie a consumatori e imprese e cogliere appieno le possibilità dei “trasformati di qualità”. Per i Consorzi si aprono nuove opportunità: oltre al coordinamento delle attività principali – tutela e promozione e, negli ultimi anni, turismo enogastronomico – è giunto il momento di riflettere su come lavorare con risorse ad hoc anche sul settore dei trasformati, visto il valore che esso è in grado di generare. Tutto ciò che abbiamo oggi è frutto di un connubio “occasionale” tra prodotti DOP IGP con industria e artigianato alimentare, mentre attività di marketing mirate da parte dei Consorzi potrebbero aprire uno sviluppo potenziale davvero ampio”.

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L'Autore

giornalista