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Melograno o melagrana? Proprietà e benefici di un frutto antichissimo

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 15/09/2021

Frutto antichissimo e dal forte valore simbolico, il melograno, anzi la melagrana, in Italia viene portato in tavola soprattutto durante le feste di Natale e a Capodanno, perché si dice porti fortuna.

Eppure meriterebbe di comparire più spesso nella nostra alimentazione perché può arricchire diverse ricette, sia dolci che salate, e apportare diversi benefici al nostro organismo. Tanto più che si tratta di un frutto autunnale, non invernale, quindi disponibile già dal mese di ottobre: siamo noi che per tradizione lo conserviamo fino a Natale!

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Melograno o melagrana?

Si dice melograno o melagrana? Dipende: oggi usiamo prevalentemente il termine melograno ma a voler essere pignoli…sbagliamo!

Melograno indica la pianta, arbusto della famiglia delle Punicacee coltivato in Iran da oltre 4mila anni e introdotto nel Mediterraneo da Fenici, Greci e Romani. Se invece vogliamo indicare il frutto dell’albero, dovremmo dire melagrana, termine che deriva dal latino melum granatum, ovvero una mela con grani.

Melograno: proprietà

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Ippocrate, considerato il padre della medicina, considerava il melograno un frutto particolarmente medicamentoso. E aveva ragione!

Il melograno contiene una grande varietà di vitamine (A, B, C, E, K), sali minerali, in particolare potassio, fibre e antiossidanti. È poco calorico e può quindi stare benissimo anche in una dieta ipocalorica: calcolate che 100 g di melograno apportano 68 calorie.

Il succo di melograno

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Come si fa a spremere un melograno senza trasformare la cucina nella scena di un crimine? Si può fare il succo usando l’estrattore?

Per ottenere il succo di melograno possiamo usare uno spremitore apposito, un estrattore, una centrifuga oppure un normale spremiagrumi. In questo ultimo caso, basta tagliare il frutto in due metà e spremerlo, esattamente come faremmo con un’arancia: i semini resteranno sulla superficie, mentre il succo cadrà sul fondo.

Con un estrattore dovremo invece prima sgranare il melograno e poi procedere all’estrazione del succo dai chicchi. E qui la domanda che molti si pongono: come sbucciare un melograno?

Come sbucciare un melograno

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Sgranare un melograno usando un cucchiaio è più semplice di quanto si pensi. Quante volte vi siete tinti le mani di rosso togliendo i chicchi uno a uno?

La prossima volta usate questo metodo: tagliate il melograno in due, quindi prendete una ciotola vuota e un cucchiaio. Tenendo una metà del melograno sopra la ciotola, iniziate a dare dei colpi con il cucchiaio dal lato della buccia: in questo modo i chicchi cadranno direttamente nella boule lasciando il  guscio completamente vuoto e le vostre mani pulite.

Varietà di melograno

Come per altri tipi di frutta, anche nel caso del melograno esistono diverse varietà.

melograno-varietà

La più diffusa e richiesta è la Wonderful, tipologia tardiva con frutti di colore rosso vivo dal peso di circa 600 g che maturano verso la fine di ottobre. Diversamente la varietà Acco matura già verso la fine di agosto: il suo sapore dolce la rende perfetta per essere spremuta e bevuta sotto forma di succo, esattamente come la Red Horse, dai chicchi molto grossi e succosi. Particolarmente dolce anche la varietà asiatica Parfianka, mentre tra settembre e ottobre arriva la Dente di Cavallo, con buccia verde sfumata di rosso e frutti medio-grandi.

La conservazione dei melograni in casa può avvenire in zone asciutte e preferibilmente buie, dove i frutti possono durare fino a un mese. Una volta aperti, però, vanno consumati al massimo nel giro di tre giorni.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici